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LA REGINA DEI SERPENTI
-online dal o3/06/o9-




Aggiornamenti:
19/07/10
Cambio di grafica per GOLD INSANITYInoltre, ben due nuovi video ed è aperta per voi anche la sezione FANART.
Senza contare che è online la quinta puntata di RADIO SANCTUARY
, la radio online dei Gold Saint. Cogliamo l'occasione di dirvi che è partito il progetto LA REGINA DEI SERPENTI: non lasciateci soli! Notizie più approfondite QUI
Ore wa! Athena no Sainto da!







Volete forse lasciare il Santuario senza salutarne i Custodi? Scriveteci!




 
Heramachia
Prologo07


Aioros! Pensò Milo, sentendo il cuore spalancarsi d’amore, Saga!
Il loro cosmo dorato li precedeva, irradiandosi tra le colonne e i corridoi dell’Heraion.
Due figure dorate sulla soglia, le corporature giovanili, muscolose, ma atletiche, erano rese più imponenti dalle sacre vesti. Apparsi così, senza nemmeno  farsi annunciare sulla soglia di Hera, parvero due giovani dei. Inaspettatamente la Madre sorrise.
Milo si lanciò verso la soglia e verso di loro, con l’urgenza impellente di doverli informare di qualcosa di importantissimo, ma – forse per l’eccitazione o per tutti quegli incensi aromatizzati nella stanza – non ricordava nulla di ciò che doveva dire a Gemini e Sagitter. Attraversò lo spazio senza  incidenti, conscio appena dei fumi di incenso più radi, adesso, degli affreschi dei gigli sulla parte bassa dei muri. Dei sandali decorati della Madre Hera, seduta sul trono, che aveva accavallato le gambe lunghe mentre lui le dava le spalle per correre via, quasi per sfidarla.
Poco male, perché nella corsa trovò immediatamente le mani forti di Aioros, calde di Cosmo dorato, che lo sollevarono da terra.
Più circospetto, anche Aphrodite lo aveva seguito e Saga, al fianco di Sagitter, gli aveva appoggiato una mano sulla schiena, tenendolo contro di sé. Pisces si irrigidì appena.
Non per Saga, pensò… no, invece, proprio per Saga. Pieno di rabbia, non riusciva ad alzare il viso a quello del compagno più anziano. A salvarlo! Erano andati a salvarlo! Con che orgoglio avrebbe potuto guardarli negli occhi?
Sospirò e tacque, mordendosi l’interno della guancia, nervoso.
Hera sorrise, davanti a loro, al punto opposto della stanza. Sorrise con la dolcezza di una madre.
Non era ancora scesa dal trono e non lo fece. Irradiò invece tanto potere da colmare la stanza, il suo Cosmo era maturo e colmo di tenerezza.
Saga fece un passo avanti, offrendo il viso alla dea, le sopracciglia sottili aggrottate sul suo viso d’adolescente. La guardò, nonostante tutto, come si guarda un nemico.
“Benvenuti”  li salutò lei.
Allora e solo allora gli Argonauti presenti nella stanza piegarono il capo cortesemente: Tifi e Menelao, accanto al seggio della loro dea, Argo e Giasone, contro la parete.
Solo Tiresia rimase immobile, lo sguardo fisso davanti a sé nel suo modo inquietante, la testa piegata appena sulla spalla come se fosse in ascolto di qualcosa che solo lui poteva sentire.
“Sono Aioros di Sagitter ed egli è Saga di Gemini, Santi d’Oro devoti ad Athena”.
Hera annuì. Osservò la figura altera del giovane che aveva parlato, i riccioli che gli riamavano il collo, gli occhi verdi, profondi. Poi l’altro, così giovane eppure già così forte, il volto bellissimo e seducente. “Vi conosco”.
“Perché Pisces e Scorpio sono nelle  vostre mani?” la voce di Aioros era calda e limpida, la richiesta posta con estrema cortesia. Eppure, al fianco di Saga, era la personificazione stessa della fermezza.
Giasone passò il peso da una gamba all’altra, vagamente a disagio.
Argo aveva fatto un passo avanti a lui, istintivamente, e guardava i due nuovi arrivati con freddezza: erano ricoperti dai leggendari Gold Cloth voluti da Atena. Quello dei Gemelli copriva il giovane che lo portava interamente, regalando imponenza ad un corpo atletico e forte. Quella del Sagittario inguainava il ragazzo vicino, disegnando grandi ali d’oro sulla sua schiena. Emanavano santità e potere quanto lo stesso tempio e Argo si sorprese del fatto che altri schieramenti divini portassero in loro la bellezza del sacro quanto quello di Hera.
I due giovani guardavano la Divina Madre senza chinare lo sguardo, sereni. Senza arroganza, ma anche senza vergogna. I loro sguardi erano limpidi.
Veri guerrieri,
pensò Argo. Ma quello che uscì dalle sue labbra fu: “Tsk! Mocciosi!”guadagnandosi un’occhiataccia gelida del piccolo Aphrodite.
“Aioros di Sagitter e Saga di Gemini” la dea Hera li salutò formalmente dal trono, di fronte a loro. Portò di nuovo le gambe unite e appoggiò sulle cosce i palmi, regale. “Sono lieta di accogliere nel mio tempio la vostra visita. Speravamo giungeste presto”.
“Sapevate che saremo venuti e ci accogliete come amici. Perché, se eravate a conoscenza dei motivi della nostra partenza, non avete avvertito il nostro Santuario?”
Le parole di Aioros risuonarono giovani e sagge insieme. Tiresia tese le labbra in un sorriso strano che non raggiunse mai gli occhi ciechi.
Il Sacerdote Menelao affiancava la Madre, immobile. In altre occasioni avrebbe accolto di persona i giovani Saint di Atena, svolgendo il proprio ruolo di intermediario tra gli umani e la divinità, ma questa volta Hera aveva tutta l’aria di voler condurre da sola le trattative.
“I fanciulli dei Pesci e dello Scorpione” stava dicendo la dea, infatti “sono stati miei ospiti” con uno sguardo verde e un sorriso che si allargò sul bel volto, sfidò i due bambini a contraddirla.
“Ospiti?” domandò Saga “Ospiti qui a Samo, quando Atene è ben lontana?”
Hera non appannò il proprio sorriso materno neppure per un istante.
“Non tutta l’Attica è sacra ad Athena dagli occhi brillanti” cinguettò, volutamente frivola “Come di certo saprete, la stessa area di Colono, vicina ad Atene, è consacrata a Poseidon. Allo stesso modo, nei pressi del vostro Santuario ci sono templi e regioni dedicati alla mia persona. I vostri compagni sono stati trovati su suolo sacro a me, Hera Madre degli dèi tutti. In qualità di guerrieri di Athena sono stati trattenuti, pura formalità”.
Aioros strinse Milo e girò una rapida occhiata a Saga: non ricordava di alcun luogo consacrato ad Hera nei pressi del loro Santuario. Era anche vero che, per il ruolo che la Madre ricopriva sull’Olimpo, poteva avere sedi di culto ovunque, anche un minuscolo tempietto privato. Del resto, quando nei giorni successivi Aioros e Saga avrebbero condotto con loro Milo e Aphrodite per effettuare delle ricerche in proposito, i bambini non sarebbero mai più riusciti a rintracciare il luogo in cui Giasone e Argo li avevano sorpresi, e, con gli anni e con il susseguirsi di tragedie più grandi, quella stranezza sarebbe stata archiviata come irrilevante.
La dea si rilassò, la schiena contro il proprio seggio, la testa appena reclinata sulla spalla. Appoggiò una mano sul bracciolo destro e attese, guardando i quattro Gold Saint.
Aioros teneva ancora Milo in braccio, Saga aveva Aphrodite contro la propria gamba, e si era portato avanti di un passo come per proteggere i compagni.
Le bastò uno sguardo per capire che non l’avevano creduta fino in fondo, quella storia.
Non ha alcuna importanza, rifletté, basterà non dare al Santuario di Atena pretesti per mettere in dubbio le mie parole.
Porse l’altra mano e subito Tifi le fu al fianco, offrendole appoggio. Hera si alzò e accompagnata dalla giovane raggiunse i Gold Saint.
“Mi rendo conto che possiate avere male interpretato il susseguirsi degli eventi” si rivolse ai due bambini, in particolar modo, e sia Aphrodite che Milo ebbero l’impressione di sentire una fresca carezza di madre, sulla guancia “Forse i miei soldati sono stati troppo duri. Forse le regole sono state fatte rispettare senza elasticità. Dunque faremo così:” propose e fece una pausa strategica osservando Aioros e Saga “Per ripagarvi del disagio, vi omaggerò secondo l’antico uso di Samo. Vi darò in dono due dei miei celebranti, che rimarranno al vostro servizio fino a che lo ritenete necessario”.
Menelao alzò il viso, sorpreso, ma non disse una parola. Aioros non mosse un muscolo del viso, eppure le sue sopracciglia divennero severe.
“Sarà il dono di una Madre alla dolce Athena, quando rinascerà su questa terra”.
La concessione fu così dolce e cortese, che né Aioros né Saga trovarono motivazioni da contrapporle. Sagitter chinò il capo nel gesto formale del ringraziamento: “Divina Hera, accettiamo le vostre disposizioni e onore vi fa la nobiltà del vostro animo. Al nostro ritorno ad Atene riceverete dal nostro Pontefice, il Sommo Shion, una missiva ufficiale che chiarirà la posizione del Santuario”.
“Molto bene” Hera annuì e sedette nuovamente. Fece un gesto con la mano. “Giasone. Tifi. Sarete voi ad accompagnare i Cavalieri di Athena e a servirli. Preparatevi per la partenza”.
Giasone parve sorpreso: aprì un paio di volte la bocca per dire qualcosa, si umettò le labbra, ma poi non disse niente, non osando contraddire la propria dea. Spalancò gli occhi azzurri spaesato, però, nel momento esatto in cui lo fece anche Aphrodite.
Quel maledetto lo avrebbe seguito fino ad Atene! Si girò, ancora stretto contro Saga e ancora incapace di sostenerne lo sguardo, verso l’Argonauta, come se Giasone fosse stato diretto responsabile di quella scelta.
“Tifi…” mormorò invece il vecchio Menelao, tendendo una mano verso la fanciulla. Lei lo guardò, intenerita, ma l’amore per lui non intaccò la determinazione nel suo sguardo. Gli si avvicinò, gli prese il viso tra le mani e lo baciò con dolcezza, sulle guance.
“Addio, nonno” gli disse.
Menelao non emise un lamento. Strinse la nipote, il volto affondato nei suoi capelli ricci e vaporosi.
“Addio, bambina. Nell’amore di Hera, resteremo uniti”.
Dopo di che, Tifi si staccò e, composta, raggiunse il fianco di Aioros. Milo la guardò, sospettoso. Con innaturale calma, anche Giasone si fece avanti, fermandosi accanto a Saga.
Guardò Tifi anche lui, confuso. Poi Menelao, come se il Sacerdote potesse fare qualcosa. Non accadde niente. C’era Atene nel suo futuro.
Con ogni probabilità non avrebbe più visto l’Heraion né i suoi compagni per molto tempo. Si volse ad abbracciare con lo sguardo la stanza e solo in quel momento si rese conto che Tiresia non c’era.
In silenzio, se n’era andato e né gli Argonauti né i Saint avrebbero potuto affermare quando lo strano giovane si era allontanato senza attirare attenzione.
“E’ tempo di andare, ora” la voce di Saga di Gemini fu stentorea come un ordine.
“Piano, piano! Un momento!”
“Argo” lo chiamò la dea.
“Madre Hera! Madre Hera, perdonate la mia richiesta! Chiedo di poter andare a mia volta!”
“Argo, per quale motivo?”
Giasone che fino a quel momento si era guardato i piedi afflitto, sollevò lo sguardo verso il compagno d’arme. Restò col fiato sospeso.
“E’ una richiesta strana, Madre Hera… ma vi prego di esaudirla!”
“Taci, per favore, Argo” intervenne Menelao, pacato “Hera ha effettuato la sua scelta; né io né te possiamo intervenire per modificare la sua volontà divina. Quindi fatti da parte, ragazzo mio”.
“Ma Sommo Menelao…!”
“Un momento, Menelao. E anche tu, Argo, ascolta bene” Hera alzò le mani, placando i suoi due Argonauti. “Le mie disposizioni non cambiano: Giasone e Tifi scorteranno i Gold Saint ad Atene e resteranno quale mio tributo al Santuario. Ma se tu, Argo, mi preghi di unirti a loro, in onore della lealtà dimostratami, lascerò che tu vada”.
“Divina Hera! Con tre Argonauti in meno, l’Heraion sarà meno custodito!”
“E dunque, mio Menelao? Non ho alcuna intenzione bellica e non ne temo da altre divinità”. Sorrise e inchinò la bella fronte ai quattro Cavalieri d’Oro “Questi sono tempi di pace. E se con questo gesto posso riproporre la mia alleanza con la dolce Athena, non mi tirerò indietro. Vai, dunque, Argo”.
Argo della Vela, Argonauta di Hera aveva la mente in subbuglio. Quando lui, Giasone e Tifi erano stati messi sulle tracce dei Gold Saint, a loro e agli altri Argonauti era stato detto che non avrebbero dovuto farsi scoprire, quando avrebbero rapito i bambini.
In caso contrario, se fossero stati sorpresi dal Santuario di Atene, avrebbero dovuto pagare il loro errore per salvare i rapporti diplomatici con l’Heraion, seguendo come tributo ad Atene i fanciulli rapiti. Una linea pericolosa, quella della Madre, ma audace: privandosi dei suoi Argonauti al Tempio, li inseriva senza destare sospetti all’interno del Tempio di Athena, a monitorare la situazione per lei. Non erano impreparati, a quell’eventualità.
Tuttavia tra sapere una cosa e trovarcisi davanti a muso duro c’era differenza e l’Argonauta si era sentito irrigidire quando Tifi e Giasone avevano ricevuto quell’ordine.
C’è poi da dire che Giasone non è capace di stare in mezzo a tutti quei mocciosi, come farà in quell’asilo nido di Atene? E da solo non riuscirà a non farsi mettere i piedi in testa dal Sacerdote di Athena, sicuramente lo torturerà!
E già si immaginava le cose peggiori. La verità era che non sarebbe riuscito a separarsi dal compagno d’arme con il quale era praticamente cresciuto.
“Sì, Madre Hera. Con il vostro consenso, andrò”.
Argo si inchinò alla sua dea, salendo i pochi gradini e appoggiando la fronte sui sandali intrecciati di lei. La Madre gli alzò il viso e, pur senza dire niente lo fece sollevare con dolcezza, accompagnandolo finché non raggiunse Tifi e Giasone. Li salutò tutti e tre e restò immobile a guardarli andare via, il bel volto appena adombrato dal dolore della separazione quando, insieme ai Gold Saint, lasciarono la sala del trono e poi l’Heraion. Li seguì con la mente quando raggiunsero Atene spandendo il cosmo oltre i loro limiti. Un lampo di luce che la dea percepì nel proprio cuore, poi più nulla.
Sospirò.
Insieme a lei sospirò Menealo che quel giorno perdeva due compagni e una nipote.

“Siamo in pace, Madre Hera?” “Sì, mio Menelao. E lo saremo per sempre, se Athena rispetterà l’antica alleanza, se non mi costringerà a mettere in atto le contromisure che abbiamo preso oggi”.“Athena è una dea saggia”. “E’ vero. Non abbiamo niente da temere: so che pensi a Tifi. Starà bene” Il Sacerdote annuì e lei gli accarezzò il volto. “Se Athena dagli occhi brillanti non fosse così saggia, Madre?”“Allora non potremo opporci alla battaglia, mio Menelao. Ma tre dei nostri potenti guerrieri sarebbero su suolo nemico ad aprirci la strada”. “Siete previdente, Madre Hera”. Lei lo guardò con affetto e lui ricambiò con devozione: “Ora raduna gli altri Argonauti: è tempo di tenere concilio, tra di noi”.

Era passata un’ora dalla partenza dei Cavalieri di Athena e sull’Heraion scendeva la sera, profumata dagli oleandri che crescevano sulla costa. Menelao si inchinò e andò a richiamare al tempio i comandanti dell’esercito di Hera. Tiresia fu l’ultimo a presentarsi al cospetto della dea e solo quando anch’egli si fu accomodato,con il suo sguardo cieco fisso in avanti e la testa reclinata sulla spalla, come in ascolto, si diede inizio alla riunione. Aphrodite camminava avanti a tutti, finalmente sul suolo di Atene. Non si voltava indietro, il visetto imbronciato e lo sguardo basso. Sentiva per Saga un’ammirazione fortissima, tutto l’amore che un bambino così orgoglioso poteva provare per una figura autoritaria e straordinaria come Saga di Gemini. Da quando era venuto a salvarlo, però, gli sembrava che tutto fosse crollato. Si sentiva ferito e umiliato: adesso Saga l’avrebbe considerato un ragazzino inutile, non degno di essere suo pari. Sbuffò e aumentò l’andatura. Non riusciva a guardare in faccia né Saga né Aioros. Dal canto suo, Milo trotterellava di fianco a Sagitter, per stare al passo con lui, la manina ingoiata in quella più grande del compagno. “Dunque, giovane Scorpio” gli si rivolse ancora Aioros con la complicità che lo caratterizzava nei confronti dei più piccoli “Hai ricordato?”“No!” Milo si tormentava. C’era qualcosa che doveva assolutamente dire a Sagitter e che lo torturava come una spina sotto la pianta del piede, ma non riusciva a trovarla nella sua memoria. La cosa era frustrante e il bambino stringeva le dita del più grande, in ansia. “Ti verrà in mente, non devi temere. Ora guarda!” Aioros indicò davanti a loro, sulla collina rocciosa, la scalata dei Dodici Templi che emergevano candidi tra le rocce, nel cielo fiammeggiato del tramonto. “Siamo a casa”. Anche Gemini sorrise, al fianco del compagno. La tenerezza e l’abilità che dimostrava con i fanciulli gli spalancavano il cuore. Osservò la schiena minuta di Aphrodite, davanti a loro, la piccola mano di Milo stretta in quella di Aioros e il profilo nobile del Cavaliere di Sagitter. Si sorprese della leggerezza e della felicità di quella sera in cui tornavano vincitori, con i bambini scomparsi riportati dall’isola di Samo. Il cuore di Saga da tempo era ormai conteso dalla luce e dalla tenebra in una battaglia che combatteva ogni giorno e ogni notte. In quel pomeriggio sereno, al fianco di Aioros e ai piedi del Santuario, non c’era nemmeno un ombra, solo una luce dorata e bellissima. “A casa, sì” ripeté sereno, sorridendo ad Aioros. “Andiamo”. Giasone, dietro di loro con Argo e Tifi, sollevò lo sguardo al Santuario di Athena. I dodici Templi si susseguivano l’un l’altro lungo il pendio del monte spiccando nella roccia nuda. Quello sarebbe stato il posto in cui avrebbe dovuto vivere da quel momento in avanti, si rese conto. Guardò Argo e il compagno aveva il viso adombrato, le labbra piegate in una smorfia disgustata. Non gli aveva parlato da quando erano partiti, ma non aveva nemmeno mai lasciato il suo fianco. Si domandò cosa stesse pensando. Se avrebbe avuto momenti per chiederglielo, nei giorni successivi. Guardò Tifi e lei gli sorrise. Composta e apparentemente serena seguiva i Saint senza dimostrare incertezza o timore. Giasone del Vello d’Oro vide Milo di Scorpio girare la testa per osservarli da sopra la spalla e vide l’amica sorridere anche a lui e mostrargli la lingua per gioco.Il bambino rise. “Stiamo per entrare al Santuario” Saga, l’aria seria, si volse a metterli al corrente. “Sarò io stesso a condurvi dal Pontefice, che si occuperà della vostra permanenza”. Tifi annuì. Argo rispose con un grugnito. Da oltre il Primo Tempio si udì un fischio, spaccò l’aria della sera a metà, vibrante. “Ciuro! Sei tornato!” un paio di ragazzini si agitavano, sulle scale. Quello che aveva fischiato aveva gli occhi rossi e Giasone ne rimase impressionato: dove era capitato? Aphrodite alzò la faccia e per la prima da giorni fece un sorriso. Agitò una mano verso i due, più in alto. Poi si lanciò in corsa verso DeathMask e Shura. Anche Milo trotterellò veloce dietro Pisces, quando tra le colonne vide Camus, silenzioso ma attento, che era sceso non appena aveva avvertito il Cosmo dei guerrieri a ritorno.Aioria balzò in avanti rispetto a Camus, corse giù a fare le feste al fratello Aioros che insieme a Saga tornava da una missione insidiosa, e balzò addosso a Milo, offeso e felice insieme. Finirono ad azzuffarsi sull’erba, quasi travolgendo Giasone. Argo sospirò, sentendo l’inizio di una fastidiosa emicrania martellargli la tempia.





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