Menu:



Gold Insanity - Fansite
Gold Insanity - IL FORUM
Radio Sanctuary - Gold Insanity
LA REGINA DEI SERPENTI
-online dal o3/06/o9-




Aggiornamenti:
19/07/10
Cambio di grafica per GOLD INSANITYInoltre, ben due nuovi video ed è aperta per voi anche la sezione FANART.
Senza contare che è online la quinta puntata di RADIO SANCTUARY
, la radio online dei Gold Saint. Cogliamo l'occasione di dirvi che è partito il progetto LA REGINA DEI SERPENTI: non lasciateci soli! Notizie più approfondite QUI
Ore wa! Athena no Sainto da!







Volete forse lasciare il Santuario senza salutarne i Custodi? Scriveteci!




 
Autore:IlPontefice Shion
Genere:Drammatico, Introspettivo,Romantico
Personaggi Principali:Aries Shion, Libra Doko
Rating: PG
Avvertimenti: OneShot, Yaoi
In proposito:L'albaè un inseguirsi di notte e di giorno, dove i traditoridiventano eroi, dove un addio vale poco più di unarrivederci.
- Saraba. Tomoyo. –

Disclaimer: Sempredi Kuru, sempre di Kuru.
Cose
:
PREMESSA:Sionè così Roccocò. E questa robaè angst. Non che angst eroccocò siano due cose direttamentecollegate, per quanto ne so.In buona partePoV di Doko, perché mettersi nei panni altruiè importante. “Conosciil tuo seme” insegna il carlino di chi scrive, cheè un filosofo mica da poco.
Dedichine,dedichine!

A Doko.Con tanto amore çOç. Anche se sento chedovròpreparare un sacco di tè verde, poi.
Alle Nespole,che dovranno cimentarsi nel nuovo giocodell’estate: “Scova la Nespolata”.Perché sì, fra queste lacrimevoli pagine siannida una nespolata terrificante.
Ad Aphrodite,che ha scagliato oggetti contundenticontro chi scrive, ed è la fonte d’ispirazionedella nespolata di cui sopra. Prestoorganizzeremo la Resistenza assieme agli altri sopravvissuti, nontemere.Appuntamento a mezzanotte in Piazzetta. 
A DeathMask, che quasi certamente dopo questa robasi trasformerà in Lavi e frignerà le lacrimedell’inferno, salvo poi finireaffettato. Che triste destino.
Ad HadesSama, che non sa nulla di questa cosa, e chesi renderà conto dell’angst solo quandosarà troppo tardi. Ma non temere,supereremo anche questa nel nome del sakè. E comunque, lasua Surplice mi stad’incanto. <3


~The Everwaiting ~

 

 

 

But touch my tears
with your lips.

 

 
E così, era giunta.
Dopo tantoaspettare, la battaglia.
Sospirata e temutacome un sogno premonitore.
Era notte piena, ilmomento più inaspettato per cominciare a combattere: lanotte, solitamente,significa fine, quanto la mattina significa inizio.
Doko avanzò di unpasso nell’aria salina che risvegliava il suo corpointorpidito e un po’ loinzaccherava. L’armatura di Libra abbracciava le sue membraritrovate come unavecchia, paziente amica.
Un altro vecchio,paziente amico, lo fronteggiava, fiammeggiando il suo cosmoinconfondibile,sventolandolo come una bandiera di rivincita, e Doko ebbel’istinto di tendere lemani e lasciarsele scottare.

- Dokoyo. - 
Era una domanda, acui Libra rispose di sì con enorme sollievo.
Sion alzò allora gliocchi al cielo, interrogando le stelle. Gli venne cosìnaturale farlo, ancheloro vecchie amiche, e poi sorelle per un certo tempo. Leguardò come se fossestato in procinto di tendersi verso di loro e raggiungerle, tanto cheDokodisse – No! –
Sion disse solo: –Grazie. – a fior di labbra.
- Sion, amico caroal mio cuore. Ti credevo perduto. –
- Non lo sono.Combattiamo, ora, Doko. –
- Sei un’illusione?Un trucco del nostro nemico? –
- Non lo sono.Combattiamo, ora, Doko. –

Sì.
Dopotutto, la battaglianon andava dimenticata.
Dimenticare loscopo per cui si era vissuti più di duecento anni solo acausa di due occhi unpo’ troppo grandi e pericolosi sarebbe stato disonorevole.
Libra non ci avevamai creduto davvero. Che la notte fosse una fine, e la mattina uninizio. Luisi era lasciato Atene alle spalle che il sole ancora faticava a levareil capooltre l’orizzonte, e non aveva mai considerato quel momentocome un nuovoinizio. Piuttosto, come un lungo, lunghissimo intervallo.
Che lo aveva condotto…
… A questo.
Perché non riuscivaa stupirsene quanto sarebbe stato giusto?

Cominciò a spirareun vento un po’ più fresco e un po’più secco, che scompigliò i suoi capelligià in disordine, mentre quelli di Sion, lunghissimi,ondeggiavano come ulterioristrati del suo Cosmo. E la Via Lattea non avrebbe illuminato i marmivenerandidella casa di Aries con più intensità nemmeno sefosse stata cosparsa didozzine di lune piene.
Due guerrieri chenon erano mai stati tanto soli come in quel momento, con le loromemorietradite e le loro speranze infrante soltanto in apparenza.
Aries che erasempre stato dorato, e invece che cos’eraquell’armatura atroce, disegnata inpunta di coltello e brillante di una luce che si inghiottiva ogni altrocolore?L’oro a bagnargli la fronte purissima, l’oro sullasua pelle, l’oro fra icapelli, l’oro ad incorniciargli gli occhi.
Oro della notte.Oro della morte.
Segretamente, Dokolo trovava bellissimo.

- Combattiamo. –
Ma lo disse controppo amore nella voce. Sion, finalmente, si aprì in unsorriso soffice esvuotato da ogni malizia complottistica. Taceva perché lasua voce si stavaammorbidendo pian piano nella sua gola, lo sapeva.
E comunque Doko nonci aveva mai creduto davvero. Che la notte fosse una fine, ma anche cheSionfosse un traditore. Aveva baciato le sue labbra innumerevoli volte, enon eranoquelle di un traditore. Le aveva trovate fresche e dolci come pescheappenaraccolte, altre volte calde come la luce del fuoco, altre voltesanguigne, epoi chissà quante altre cose ancora, ma mai amare, mai.
- Combattiamo, sì.–
Aveva una vogliaincontenibile di toccarlo. Quando il vortice di cosmo che li avvolgevacominciòa sciogliersi, poté farlo. Le sue mani irruvidite e umide disudore corsero alvolto bello di Sion, catturandolo. Lui, Aries, formò unsorriso pieno dicondivisione che lo fece sentire stupido, ma incredibilmente capito.
- Anche tu, Sion,cuor mio. – rispose a parole ad un abbraccio che voleva dire“Mi sei mancato”.

La casa di Ariesera vuota del suo coraggioso custode, e chiamava con dignitosanostalgia il suoantico signore. Sion prese Doko per mano, gli prese entrambe le mani, efece ilprimo passo indietro, guardandolo con gli occhi di chi invita adentrare nonper la prima volta, ma per la seconda, e già ben sa che cosadovrà accadere dilì a poco.
Libra se le portòalle labbra e le baciò punto per punto.
- Spegni. –pronunciò Sion, scosso. – Il tuo Cosmo. Che ilmondo si dimentichi di noi perqualche tempo. –

Alcune colonneerano abbattute, altre semidistrutte, ed era il sipario perfetto perloro dueche erano così vivi, oh, così vivi, mentrecamminavano in fretta e senza maislacciare le loro dita.
Sì, la casa diAries si ricordava bene anche di Doko, ospite gentile di tante notti.La portasi chiuse in magico silenzio alle loro spalle, senza che nessuno deiduel’avesse sfiorata.
Temuta e sospirata,la battaglia era cominciata.

 

This world has only one sweet moment 
Set aside for us

E così eragiunta.
Dopo la battaglia,l’alba.
Che non era affattoun inizio, tanto quanto la notte appena trascorsa non era stata unafine.
Circondò con unbraccio le spalle solide di Sion, che era rapitonell’ascoltare il suo cuore palpitareenergicamente nel petto. Per alcuni istanti fu come se, semplicemente,il tempofosse tornato indietro ad un’epoca remota, ma ammantata dialtrettanta gloria.La disperazione del loro stringersi era addolcita, però,dagli anni.
E dallaconsapevolezza di essersi già perduti. Faceva meno male diquanto Doko avessemai potuto pensare. Faceva male in modo diverso, non un macigno che tistritolail petto, ma uno stiletto che dilaniando la carne irradia vertigini elanguore.Chiuse gli occhi, pensando che morire con le dita di Sion affondate nelcuore sarebbestata la benedizione da chiedere ad Athena come ricompensa per tantidevotiservigi.
Morire, dopotutto,è il solo riposo per un Cavaliere di Athena.
- Vorrei che ilMaestro fosse qui. – disse Sion con un filo di voce. Come sei suoidiciott’anni fossero davvero diciotto.
- Sarebbeorgoglioso di te. –
- Non posso faraltro che pregare che Saga e gli altri riescano a compiere la loromissione. –
- Lo sai. Ilcompito più gravoso di un capo è quello dimandare i suoi uomini a morire. –
- Vorrei gridare atutti loro la verità, come l’ho bisbigliata a te.–
- Verrà il momento.–
Le carezze devotefra i lunghi capelli sciolti acquietarono Sion, che smise la sua ariagrave perriprendere i morbidi assalti al suo petto. Lo carezzava audacemente,abbandonatogiocherellò un po’ con il suo capezzolo, sorrisesottilmente quando lo videinturgidirsi, e lo mordicchiò. Doko lo lasciòfare, ridacchiando tenue, di gola.Era così appagato dalla presenza di Sion chelasciò che il soffio regolare deiloro respiri coprisse ogni altra percezione e gli riempisse tutti isensi.
Perciò sobbalzòquando, all’improvviso, Sion trattenne il respiro, e sitirò su a sedere.
- Athena. -
Anche Doko l’avevasentito. Forte e chiaro, come se invece di spegnersi il cosmo divinofossesorto.
- Dobbiamo andare.–
- Sì. Sbrighiamoci.–
La luna era rossacome la guerra. Non come il sangue, come la guerra. E facevaimpressione perquanto era grande. A Doko fece venire in mente certi colossalimedaglioni postia sacra guardia dei più antichi templi, in Cina. Da bambinone aveva visti adecine, nelle località più disperse, incastratefra le colline e i fiumi. Nongli era più capitato di rivederli, dopo il periodo diaddestramento: dal GoroHo non si vedeva alcun tempio. Quella luna, ora, sembrava pronta arovesciarsisulle loro spalle con il suo peso immane, ma allo stesso tempo eraanche unaguida. Il cono di luce spettrale che proiettava a terra tracciava unsentieronetto, l’unico su cui ci si potesse fidare a mettere i piedi.
Sion era lacerato.
La parte piùrazionale di lui esultava, ma il suo cuore sanguinava.
Doko ne conoscevabene il motivo, gliel’aveva spiegato parlando fitto fitto perun minuto intero,prima di lasciarsi interrompere dall’amore che pian piano liaveva sommersi comeun’onda potente e placida. Ma non poteva condividerel’orrore con lui, quelloche Sion aveva deliberatamente trattenuto fra i denti parlando, e chelui avevasolo intravisto baluginare come una pozione tossica.
Cercò di nonpensarci troppo, mentre correva al suo fianco, con la codadell’occhio su dilui per cercare di saziarsi del suo profilo.
La notte insegue ilgiorno, e il giorno insegue la notte. E Sion non era un traditore, maun eroe.
- Che cosa accadrà,adesso? – domandò di getto, continuando a correre.Ora che il cosmo sovrumanodi Athena si era estinto per insinuarsi in un mondo non loro– non suo, avrebbedovuto pensare, ma preferì non farlo – nonricordava nemmeno dove stesseroandando.
- Doko. Perché melo chiedi. Non hai paura di saperlo? –
- Ho paura, certo.Te ne andrai, non è vero? -
Sion allungò ilpasso. Falcate eleganti che tagliavano la via tutta in salita. Dokocorreva conle gambe ancora molli di languore, e si stupiva di come Sion potesserestarecosì superbamente ritto dopo aver patito per ore gli assaltidi un guerriero diAthena che aveva bramato di riaverlo fra le braccia per piùdi due secoli.
Rise, e si disseche le sue capacità amatorie dovevano essersi unpo’ appannate per via dellalunga astinenza forzata.
Rise, e si disseche avrebbe recuperato in fretta, in un modo o nell’altro.
Dopotutto, ora chelo aveva rivisto sapeva che era solo questione di tempo. Eravicinissimo, erasempre stato vicinissimo, anche quando era salito fra le stelle, abrillare intensamentesu nella Bilancia per vegliare su di lui.

- Te ne andrai dinuovo. –
- Dokoyo. –
- No, ti prego.Sion, tu sai che non poteva bastarmi. Non poteva bastarmi laconsolazione chetu, forse, da qualche parte, chissà come, eri ancora con me.–
- Sì. Però battevonel tuo cuore. –
- Il mio cuore nonpotevo abbracciarlo. Avrei prima dovuto strapparlo dal petto.–
- Dammi la tuamano. Corriamo insieme ancora. –
Doko afferrò alvolo il palmo di Sion, guantato nella Surplice dai riflessi sinistriche eraprova del suo eroismo. Per quella stessa armatura, avrebbe perduto dinuovo lavita dopo appena una notte di tregua.
Che poi, era statauna tregua di schiaffi, che lui aveva incassato con ammirevolerisolutezza,negandosi persino l’onore del martirio per metter su unafaccia cattiva che gliriusciva magnificamente. Erano bastate poche parole, a lui, per capirechel’aveva ritrovato soltanto per perderlo di nuovo.
Ma le loro speranzeerano state infrante soltanto in apparenza, perché,segretamente, Doko lo trovavabellissimo.

- E’ l’alba. –
- Sì. È già l’alba.–
- Oh, l’alba. –
Gli occhi di Sionbrillavano come splendide Afroditi, e Doko capì come sisentisse a vedere ilsole sorgere dopo tredici anni di buio, lo capì dal fremitoelettrico delle suedita, che strinse ancora più forte.
All’improvviso, losentì rallentare. Sion ansimava, come se d’untratto le forze gli fosserovenute a mancare, e Libra non poté far altro che guardarloterrorizzato eimplorare “no, no!”, con lo stomaco squassato dauna nausea violenta e icapelli soffici della nuca rizzati come aghi.
Non c’era davveropiù tempo. Nemmeno una briciola.

 

Who dares to loveforever

 Dopol’alba, piùniente.
Non sarebbe giuntopiù niente.
Doko guardava lafigura imponente di Sion, stagliata nel rovinoso panorama delSantuario, contutto l’amore con cui non aveva potuto guardarla per tantotempo.
Sion che gli avevafatto il dono, o la cattiveria, di non andarsene subito.

- Sarà fra le miebraccia, stavolta. – disse ad alta voce, fiero, come adimostrare che avevadeciso lui per l’altro.
Sion fece qualchepassetto dall’aria tremendamente instabile.
- Dokoyo. –sussurrò, straziandolo.
Doko quasi loincenerì con i suoi occhi verdi come il coraggio e bagnatidi disperazione.
- Quanto vorreirestare qui a parlare ancora con te. –
“Ma che cosa dici.Tu te ne stai andando, Sion, non io. Tu”.
E si odiò, peraverlo pensato. Al punto da non avere più la forza perguardarlo. Sion non lorimproverò.
“Resta.”
E invece disse: -Aspettami. –
Sarebbe stato piùsemplice.
Sion rispose chel’avrebbe aspettato, ma questo non servì a placarelo strazio, non servì aniente. Cominciò a tremare senza poterci fare niente,miserevole di ognimiseria, ferito, ma non abbastanza a fondo perché potessefarla finita lì contutto quel dolore.
E siccome, quellavolta di tredici anni prima, aveva visto tutto, con gli occhi dellamente,stavolta si risparmiò almeno quel dolore. Ma non perse nulladel suoincantevole svanire, perché lasciò svegli i suoisensi tesi dall’angoscia:doveva essere una prova di fuoco e di sangue per lui, un viaggioattraverso ildolore, come unica via per uscirne.

- Saraba. Tomoyo. –

“Addio. Addio,Sion, Sion mio.”
Quanto avevasperato di potergli almeno dire addio.
E mentre glielo diceva,qualcosa si allentò nel suo petto, come benedetto dalla manodi Sion che losalutava con grazia. Respirò aria l’aria fresca el’umidore delle proprielacrime come se fosse reduce da un’apnea lunga tredici anni.Riemerse sotto unacascata di stelle, che erano Sion stesso che gli si dedicava con amorenellesue ultime ore di vita – e di solitudine.

Non fu fra le suebraccia, ma fu davanti ai suoi occhi.
Vide l’ororiaffiorare dai riflessi bluastri dell’armatura spettrale, ecapì dov’erarimasto nascosto: non negli occhi, non fra i capelli, no.
Nel sangue.
Sion della neve,Sion fatto di sabbia, Sion della materia dei sogni. Pregò dipoter baciare ilsuo ultimo respiro, per poter raccogliere la sua anima e darle pacenelleprofondità della sua.
C’era sempre statospazio per lui.
Quanto erano statisfortunati, loro due, amanti caparbi, splendidi innamorati. Siongliel’avevanoportato via crudelmente, e lui non era stato lì con lui, nongli aveva chiusoamorevolmente gli occhi, nutrendo la sua anima delle lacrime che lespettavano.
Lontani per tuttala vita, e lontani persino nella morte. La salvazione, dunque, potevagiungeresoltanto con un addio.
Dopo tantoaspettare, la battaglia, e dopo la battaglia, l’alba.
E dopo l’alba, unanuova battaglia.
Ché non esistonoveri inizi e vere fini.
Non esistono nottiné albe. Soltanto una lunga vita.
- E’ tempo diandare. – disse alzandosi. Il fatto che Kanon dei Gemellifosse lì adascoltarlo era probabilmente del tutto secondario.
Aveva le gambepesanti di muscoli e di anni, ma qualche passo ancora, si disse, potevafarlo.
Presto,prestissimo, l’alba sarebbe scomparsa dietro lapiù grande delle notti, eallora, forse, avrebbe avuto riposo, il vero riposo di un Cavaliere diAthena.
Ne valeva la pena.
Chissà perché,immaginava che Sion lo aspettasse dietro ad un immenso portale dipietra. 

Who waits forever anyway

Nota:
Everwaiting” è una parola che non esiste. Ma credo che il suo significato sia abbastanza lampante. Qualcosa come “la semprattesa”. Che sembra un incantesimo di Harry Potter, ecco.

Gli stralci di canzone sono tratti dalla celeberrima “Who wants to live forever”, dei Queen. Perché è struggente, ma soprattutto perché Gucci pensa che Freddie abbia le gambe più belle del mondo. Questo non è vero, dato che le gambe più belle del mondo sono senza alcun dubbio le mie.

 



Leave a Reply.