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LA REGINA DEI SERPENTI
-online dal o3/06/o9-




Aggiornamenti:
19/07/10
Cambio di grafica per GOLD INSANITYInoltre, ben due nuovi video ed è aperta per voi anche la sezione FANART.
Senza contare che è online la quinta puntata di RADIO SANCTUARY
, la radio online dei Gold Saint. Cogliamo l'occasione di dirvi che è partito il progetto LA REGINA DEI SERPENTI: non lasciateci soli! Notizie più approfondite QUI
Ore wa! Athena no Sainto da!







Volete forse lasciare il Santuario senza salutarne i Custodi? Scriveteci!




 
Autore:Il Pontefice Shion
Genere:Commedia,. Romantico
Personaggi Principali:Andromeda Shun, Aquarius Camus, Cygnus Hyoga, Scorpion Milo
Rating: PG
Avvertimenti: Yaoi
In proposito:Unavisita inaspettata costringe Camus ad un'imbarazzante resa deiconti. Se poi ci si mette di mezzo Milo, con i suoi ghigni sardonici ele sue canotte inguardabili...
Disclaimer: Noi cistiamo organizzando per rubare i personaggi, ma per ora sono diKurumada.
Cose: Allafine, quella che dovevaessere la shot allegra che vi promisi qualche tempo fa si ètrasformata in unamini fic di tre capitoli.
Eddai,che un po’ di vitalitàin questo fandom ci voleva proprio.
Mabando alle ciance, chequi il tempo stringe e io devo sincronizzare la libreria del mio nuovoiPodFUCSIA. Oddioh quanto lo amoh!
Ungrazie e un bacio con lalingua vanno al mio Seme, che ha letto e in qualche strano modoapprezzatoquesta fic, nonostante la sua ben nota gelosia ossessivo-compulsiva neiriguardi degli altri Seme. Nonché dianimali/alberi/automobili e quant’altro.
Lo saiche amoh solo teh!*nasconde i poster diRenji/Zoro/Shura/Katou/Grimmjow/Itachi/Kurogane/RoyMustang…*
Enjoy!
CAPITOLO: 2 di 3


Quando
Peripezie, giochi e scorpioni


Capitolo 2
Quando... non c'è trippa per gatti


Quella sera, Milo consumò la cena con l’Armatura d’Oro indosso.
Lo fece per fare il verso a Camus, anche lui armato di tutto punto. I poveri inservienti di servizio all’Undicesima Casa dovevano aver equivocato il loro comportamento per l’imminenza di una spaventosa battaglia, e con gran compiacimento di Milo si indaffaravano ad arricchire il già lodevole banchetto che avrebbe garantito ai loro salvatori tutta l’energia necessaria. Milo ci mise l’anima sua ad intrattenere con Camus quel genere di conversazioni frivole e infarcite di battute stupidotte che avevano il potere di farlo uscire dai gangheri in un battibaleno. Pieni di ammirazione, i paggi interpretarono il loro secco batti e ribatti come il turbamento di un’anima nobile che si prepara alla guerra, e il tentativo commovente, da parte del venerabile ospite, di mantenere un coraggioso sorriso.
Ma Camus era addentro ben altro genere di pensieri. Non si era davvero aspettato la collaborazione di Milo, non una volta che questi aveva avuto modo di rendersi conto del proprio vantaggio. E non avrebbe chiesto il suo aiuto, mai. Intendeva arrivare in fondo alla faccenda da solo. Dopotutto, non si trattava di un qualche gioco politico losco attraverso cui non riuscisse a scrutare. Era più, per così dire, un problema di ordine tecnico, di linguaggio.
Non era uno stolto, Camus di Aquarius.
Il suo allievo si era presentato, quel pomeriggio, per mostrargli il ragazzo con cui aveva intrapreso una relazione sentimentale. L’aveva capito, questo. Anche un cieco lo avrebbe capito. Dal punto di vista formale, non c’era spazio alcuno per malintesi.
Ma a lui, che cosa sarebbe dovuto importare? Hyoga era un giovanotto, oramai. Un adulto, un uomo libero da obblighi, in special modo nei suoi riguardi. Poteva scegliere chi più gli piaceva, da tenere al suo fianco. Lui l’aveva già fatto, e senza renderne conto a chicchessia.
Lo urtava, questo coinvolgimento, e che Hyoga avesse affrontato un viaggio lunghissimo soltanto per venire a comunicargli quella notizia di nessuna, nessuna importanza.
- Camus. –
Ne aveva già abbastanza di essere circondato, suo malgrado, da compagni con cui doveva pur intrattenere un minimo di civile convivenza, e da uno in particolare, che traboccava di entusiasmo quando si trattava di mettere sul piatto comune non solo pensieri e parole, ma tutta una serie di gesti, di simboli più o meno concreti, e, per la miseria, di vestiti.
- Camus. Vieni a letto. –
Ecco.
Milo lo aveva detto con tutta la sua quieta carica sessuale che ronfava fra una consonante e l’altra di quel sussurro così quotidiano.
Non gliela nascondeva mai, la sua dolce voglia di farlo suo. Ma Camus non ci pensava punto, quella notte. Permise a Milo di avvolgerlo fra le braccia e di infilarsi fra le sue gambe restando ostinatamente morbido sotto ai calzoni di seta blu.
- Ancora ci pensi? – si sentì prendere in giro, come l’abbraccio si serrava. – Mio Camus. Sei un po’ ottuso, qualche volta. –
Camus spalancò gli occhi acuti, piccato nella sua orgogliosa certezza di essere nient’affatto ottuso. Milo scivolò pigramente all’indietro, scavalcando il suo ginocchio, mentre puntava le mani ai suoi fianchi per sovrastarlo. Fece frusciare il tessuto del pigiama in modo delizioso, però no, niente da fare.
- Ma credo che tu lo abbia reso ugualmente felice, sai? Hyoga. –
Era stato astuto. Aveva superato la barriera di solito invalicabile del suo viso serioso, per andare a parlare direttamente al suo orecchio. Milo conosceva l’ascendente della propria voce. Sapeva quanto potesse suonare calda in quel piccolo padiglione auricolare tondo e perfetto.
- Ha voluto che tu conoscessi il suo compagno. – proseguì, carezzando dolcemente la conchiglia con le labbra, in occasione delle consonanti più marcate. – Te ne stupisci? –
- Non me ne stupisco. Non è questo. Non sono affari miei. –
- Lui vorrebbe che lo fossero. –
- Mi ha messo a disagio. –
- Non intendeva farlo. Hyoga ha percorso miglia e miglia con il solo scopo di far incontrare le due persone più importanti che ha al mondo. Credo proprio che cercasse la tua approvazione, quando ti ha presentato quel ragazzo, sai? Proprio come si cerca quella di un padre. –
- La mia approvazione non ha significato, nella sua vita privata. E non sono suo padre, Milo. –
- Non ha significato? Eppure, Camus, una volta tu il suo cuore lo hai giudicato. Piuttosto duramente, direi. –
- Necessario. Quella volta si era reso necessario. –
- E non potrebbe esserlo anche stavolta? Anche se si tratta di una bella notizia? Non sarai suo padre, ma sei ciò che più gli si avvicina. Almeno questo lo ammetterai. Avanti, fai uno sforzo, sii gentile con quell’efebino che si è scelto. Lo so, che sei felice per lui. Dopotutto, esserlo non ti costa nulla. Dovresti essere felice anche per te. Perché non fingi per un momento di essere un padre a cui viene presentato un fidanzato? È un bel gioco da fare. –
- Per te è tutto un bel gioco. Sciocco. –
- Parteciperò, se lo vorrai. – ridacchiò Milo, spingendo clandestinamente in avanti i lombi per un azzardato affondo. Le natiche di Camus si contrassero per il disappunto, rispondendo con un veloce colpo d’anche all’indietro.
Milo incassò con una piccola smorfia.
- Che poco riguardo. – protestò, riconquistando la posizione di abbraccio, stavolta lasciando deliberatamente che Camus intuisse su di sé la dolce pressione della sua erezione. – Parlare con te è una missione. Ti sei offeso? Mi odi, adesso? –
- Non mi sono offeso. – sbuffò Camus, ostentando un sonno che non aveva.
- Non volevo turbarti. –
- Per così poco, lo trovo difficile. –
- Oh, Camus, non ho sonno ed è ancora presto! Lasciami dare una … -
Camus rispose all’assalto con le maniere forti.
Inarcò al massimo la schiena, in modo da offrire il duro osso coccigeo all’ennesimo affondo di Milo.
Un guaito sconfortato si levò dalle coltri accuratamente avvolte attorno ai due corpi.
Camus sbuffò qualcosa in francese stretto, e un secondo dopo la luce della sua abat-jour era svanita senza appello.
Ora sì, che era offeso.
Sconfitto, con il bassoventre dolorante e senza ombra di sonno, Milo impiegò parecchio tempo ad addormentarsi.
E ancora di più ne impiegò il giorno dopo per ridestarsi.



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