Menu:



Gold Insanity - Fansite
Gold Insanity - IL FORUM
Radio Sanctuary - Gold Insanity
LA REGINA DEI SERPENTI
-online dal o3/06/o9-




Aggiornamenti:
19/07/10
Cambio di grafica per GOLD INSANITYInoltre, ben due nuovi video ed è aperta per voi anche la sezione FANART.
Senza contare che è online la quinta puntata di RADIO SANCTUARY
, la radio online dei Gold Saint. Cogliamo l'occasione di dirvi che è partito il progetto LA REGINA DEI SERPENTI: non lasciateci soli! Notizie più approfondite QUI
Ore wa! Athena no Sainto da!







Volete forse lasciare il Santuario senza salutarne i Custodi? Scriveteci!




 
Autore:Shura di Capricorn
Genere:Angst, Drammatico, Introspettivo
PersonaggiPrincipali: Capricorn Shura
Rating:PG
Avvertimenti: OneShot
Inproposito: Sifermava sempre lì, quando arrivava a Barcellona.All’inizio dellaRambla. Si sedeva sulla terza panchina, fuori dall’uscitadellametropolitana, poco distante dal mimo. Sempre lo stesso, anche lui. Lafaccia colorata di bianco, gli occhi contornati di nero, una lacrimadisegnata sulla guancia destra. E l’espressione triste,malinconica.
Disclaimer:Shura è di Masami Kurumada. Purtroppo.
Cose: Vitavissuta! ...beh, non tutta tutta, per fortuna.


Todas las rosas son blancas,
tan blancas como mi pena…

También sobre el alma nieva.
La nieve del alma tiene
copos de besos y escenas
que se hundieron en la sombra
o en la luz del que las piensa. 
 

Federico García Lorca



La Rambla era piena di gente che camminava frenetica, passandosi accanto, sfiorandosi, guardandosi di sfuggita negli occhi, per poi perdersi.
Si fermava sempre lì, quando arrivava a Barcellona. All’inizio della Rambla. Si sedeva sulla terza panchina, fuori dall’uscita della metropolitana, poco distante dal mimo. Sempre lo stesso, anche lui. La faccia colorata di bianco, gli occhi contornati di nero, una lacrima disegnata sulla guancia destra. E l’espressione triste, malinconica.
Quel giorno l’aria era calda, benché la primavera non fosse ancora arrivata. Il cielo era terso, azzurro, come solo in Spagna poteva essere. Lui lo sapeva bene che solo lì il cielo aveva quel colore così turchese, così limpido.
Shura scambiò uno sguardo veloce col mimo, che riconobbe nei suoi occhi neri la stessa espressione triste, velata. Diede un’occhiata rapida alla piazza, al Corte Inglés che si stagliava dietro la fontana, ai bambini che davano la caccia ai piccioni, e infine all’orologio della Rambla.
Le lancette nere e slanciate segnavano mezzogiorno. Il treno per i Pirenei sarebbe partito alle due.
 

La neve cade forte, spruzzata dal vento tagliente. E’ così forte che fa male. Shura sente la pelle pizzicare e istintivamente si passa una mano sulla guancia. Poi riporta lo sguardo teso, concentrato, nello sguardo nero del suo maestro.

-Atacame.-
E’ un ordine, e Shura lo sa. Si lancia verso il maestro, brandendo la spada, la solleva, ed è uno sforzo immane.
La spada pesa. Pesa tantissimo. Eppure la solleva, mordendosi il labbro per concentrare lo sforzo, e urlando la cala ferocemente verso il maestro.
-Y con esto quieres obtener tu armadura?- Il maestro para il fendente, disarmandolo. Shura sente il tacco dello stivale dritto nello stomaco, e affonda nella neve. Non riesce a respirare, il diaframma trema sotto il colpo violento.
-Eres un débil.-
Sei un debole. Quelle parole fanno più male del calcio.
Il maestro se ne va, perdendosi nella neve. Lui rimane lì, fermo. La mano sullo stomaco, gli occhi stretti, a fissare la spada.
-Shura!-
La sua voce arriva cristallina, da dietro.
-Shura, estas bien?- Ha gli occhi verdi, adombrati dalla preoccupazione. Ha visto da lontano la scena, e corre verso di lui.
-Dejame en paz!-
Lasciami in pace. La  voce di Shura risuona arrabbiata, piena di veleno.
 

Il treno per i Pirenei sarebbe partito alle due, ma lui non l’avrebbe preso nemmeno quella volta. Come ogni volta.
Tornava spesso in Spagna. Death Mask e Aphrodite lo prendevano bonariamente in giro.
-Mancanza di casa, eh?-
-Cosa avranno di bello questi Pirenei?- domandava seccato Aphrodite.
-Shura, torna sui monti!- diceva ridendo Death Mask. Non potevano sapere che all’aeroporto di Barcellona lui prendeva un taxi per la Rambla. Non potevano sapere che si fermava sulla terza panchina, di fronte al mimo. Che aspettava l’arrivo delle due. E che non prendeva mai quel treno.  

-Dejame en paz!- Shura guarda Nieves con rabbia, come se la colpa fosse sua. La bambina si china su di lui, gli bacia la guancia.
-La proxima vez irà mejor- sorride. Ma Shura stringe gli occhi e i pugni. La prossima volta non andrà affatto meglio, lo sa.
-Dejame en paz!- urla di nuovo.
Si alza di scatto, e la spinge via, facendola cadere nella neve. Le ha detto mille volte di non andare alla cascina quando si sta allenando. Ha bisogno di concentrazione, non ha tempo per giocare. Nieves lo guarda smarrita, sente di aver sbagliato qualcosa.
Una lacrima sta per sgorgare, cerca di trattenerla. Ma non ce la fa. Scivola da sola, disobbedendole, e solca la guancia. Shura sente una morsa allo stomaco, ma le volta le spalle e va via. Meglio così, non andrà più a disturbarlo durante gli allenamenti e lui potrà concentrarsi sul suo dovere.
 

Shura poggiò la schiena alla panchina. Sollevò il viso, lasciandosi accarezzare dal tepore del sole. Il cuore batteva regolarmente. Così regolarmente che quasi gli sembrava di poter affrontare i suoi incubi, questa volta.
Quasi gli sembrava di poter prendere quel treno…
 

Shura corre a valle, al paese. Il cuore batte all’impazzata. Deve chiedere scusa a Nieves, non voleva trattarla così. Non voleva scaricare su di lei la sua rabbia. Su di lei, che è la sua unica amica. Su di lei, che gli sorride sempre.
 Entra in casa. La madre della bambina è alla finestra. Ha lo sguardo preoccupato, contorce nervosamente le mani.

-Shura… Niev
es no es con tigo?-
-No…-

-Me ha dicho que iba a coger una flor en los montes, para excusarse con tigo…-

Shura sente il cuore accelerare di colpo. Porta lo sguardo alla montagna. Le nubi sono nere e minacciose, e lì sopra la neve sta avvolgendo ogni cosa nel suo freddo abbraccio.

-Nieves…-
Shura si fionda fuori casa. Stupida, stupida Nieves. E’ andata sui monti per prendere una stella bianca, per chiedergli scusa. Lui le prende sempre una stella bianca, quando litigano.
Shura corre verso i monti, i piedi affondano nella neve, lungo le rocce scoscese. Sale lungo il sentiero e la neve comincia a cadere sempre più forte.

-Nieves!-
La sua voce si perde nella bufera che lo acceca, gli toglie il respiro. Ma lui continua ad andare avanti, urla il suo nome, si arrampica lungo il sentiero. Scivola. Le mani sono violacee. Non riesce più a muoverle.-
Nieves!-
Arriva allo sperone delle stelle dei Pirenei. E lei è lì. Bianca. Come la neve. E’ a terra, addormentata  come un angelo. Tra le mani stringe una stella bianca. Shura piange. Piange come non ha mai fatto. La neve continua a cadere, ora silenziosa e morbida, e ricopre il suo corpo, riverso su quello di lei.
 

Una lacrima sgorgò dalle ciglia nere e folte e gli solcò il viso, lentamente. Il mimo di fronte a lui chinò appena il capo, ma non gli disse nulla.

Shura si sollevò e diede un ultimo sguardo alla Rambla e all’infinità di persone che si perdevano tra le bancarelle di fiori. Buttò nel cappello del mimo un soldo, che tintinnò perdendosi tra le altre monete. Poi fermò un taxi, lo sguardo ancora perso in quel cielo terso, come solo in Spagna poteva essere.

-Para donde, señor?-

-Para el aeropuerto, por favor.- 


También sobre el alma nieva.


7/28/2009

Un racconto lieve come la neve che cade. Quello che più mi ha colpito non è tanto la storia in sé, e non me ne voglia l'autore, che ricorda un po' quella di Esmeralda e Ikki, quanto a) il fresco che ti lascia addosso in questi giorni di canicola (grazie, grazie, grazie) e b) la delicatezza con cui la storia scorre. Sembra di vedere un film. Le cose accadono e tu ti lasci semplicemente guidare, entri in punta di piedi, senza disturbare, ed ottieni una vista panoramica sul passato di un guerriero all'apparenza bidimensionale e messo lì solo per fare numero. Ho scelto di leggere questa storia perché si parlava di Shura, sarò franca, e vi ringrazio per quest'approfondimento. Ne ha bisogno, poverino.

Reply



Leave a Reply.