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LA REGINA DEI SERPENTI
-online dal o3/06/o9-




Aggiornamenti:
19/07/10
Cambio di grafica per GOLD INSANITYInoltre, ben due nuovi video ed è aperta per voi anche la sezione FANART.
Senza contare che è online la quinta puntata di RADIO SANCTUARY
, la radio online dei Gold Saint. Cogliamo l'occasione di dirvi che è partito il progetto LA REGINA DEI SERPENTI: non lasciateci soli! Notizie più approfondite QUI
Ore wa! Athena no Sainto da!







Volete forse lasciare il Santuario senza salutarne i Custodi? Scriveteci!




 
Autore:Camus di Aquarius
Genere:Commedia, Romantico
PersonaggiPrincipali: Aquarius Camus, Cygnus Hyoga, Phoenix Ikki,Scorpion Milo, Virgo Shaka
Rating: G
Avvertimenti:
 OneShot,Shonen Ai
Inproposito: Hyogasi ritrova davanti alla Casa che, al Santuario, meno si sente ingrado di affrontare. E non per viltà: ben pochi inverità sarebberodavvero sicuri di voler conoscere il ragazzo diIkki di Phoenix. Specie quando con Ikki di Phoenix hai una qualsiasiquestione in sospeso. { Hyoga/Shun, Shaka/Ikki and Milo/Camusimplied }
Disclaimer:
Kurumada, guardaci! Guardaci!
Cose: 
Oneshot dallo strano cast,senza pretese, confezionata grazie all’impagabile aiuto diMilo di Scorpio evagliato dall’imbizzarrimento di Aphrodite dei Pesci, volto auccidere o comunque fare moltomale Hadessama. Così, in simpatia. E per fargli capire isuperpoteri malefici diShun nelle dinamiche di gruppo. Mi sono divertita molto ad entrareinsintonia con Hyoga, per scrivere questa, e ve la lasciocosì, sperando chefaccia sorridere. Shaka è il vero protagonista senza volere,e questo mi faridere. Ikki mi ammazza. Milo e Camus sono due genitori. Hyoga/Shun,wah, cheemozione. Sono una semplice simpatizzante della Hyoga/Shun ma...chissà cosa ciriserva il futuro. <3 (sono piccoli e spuccevoli!>O<) Baci e abbraccia chiunque legga. <3

Squarciareilvelo

Ovvero: ipoteri del Buddha.

 

 

 

Quelloera davvero, davvero l’ultimo posto in cuiHyoga di Cygnus avrebbe voluto trovarsi. Era arrivato con entusiasmo aipiedidel Santuario di Athena, aveva accolto persino con gioial’aria polverosa e troppocalda per i suoi gusti, al pensiero di potere rivedere il suo Maestro,e conlui la persona che più vicino ad un maestro poteva essere.Camus di Aquarius,Milo di Scorpio: aveva teso le mani ad entrambi, commosso e felice divederli,con la sensazione di non avere più un problema al mondo.
Ora, invece, davanti a quel Tempio, avrebbe volutosolamente sprofondare.
Sprofondare, e scavare con l’uso di un cucchiaioun tunnel che risbucasse direttamente sulla scalinata della SettimaCasa. Masfortunatamente non aveva con sé un cucchiaio.

 Erasuccesso tutto molto alla svelta.
Hyoga stava facendo l’inventario dei vestitipiù estivi del suo armadio, le valige aperte sul letto e duebiglietti d’aereoappoggiati poco lontano. Ikki gli era apparso alle spalle, avevaaspettato chesi girasse, e l’aveva guardato come si guarda lo yakuza dellabanda avversariaa cui stai per puntare il coltello a serramanico sotto la gola.
“Dov’è Shun?”
“Fuori.”
“Fuori dove?”
“Al cinema. È uscito con Shiryu e Shunrei,prima che partissero per la Cina.”
“E Seiya è già partito? Con Saori? Ocon chidiavolo altri?”
“Non ancora. La signorina Saori invece è via daun pezzo.” Il biondino tornò a dedicarsi alle suegrucce, radunando quellevuote in un angolo. Riattaccò bottone, giusto per fare duechiacchiere: “E tu,invece, dove sei stato?”
“Non sono affari tuoi.”
“Ehi, ma che modi. Che…?”
“Piuttosto. ‘sta storia del mare?”tagliò cortola Fenice. Lo spinse sul letto, la mano aperta sul suo petto. E Hyogacapì cheera cominciato il terzo grado.
“Oh. Ah. Sì. Io e Shun andiamo al mare.”
Semplice onesto, diretto. Per ricompensa ottenneun grugnito.
“Hn.”
“Sai... rimarremmo qui da soli, io e lui.”Tentò di approfondire il giovane saint, senza mostrare peril momento alcunsegno di cedimento. Proseguì, in tono ragionevole:“Quest’estate non c’ènemmeno la signorina Saori. Lo zoo è divertente. Per leprime due volte delmese. Poi sai com’è. E Shun…”Qui distolse lo sguardo, per grattarsi appena lanuca, un’occhiata distratta alle valige, come se ci fossequalcosa d’importanteda controllare. “Insomma, sembrava felice di andare adOkinawa. Diceva che nonc’era mai stato, e…”
“Sentimi bene.” Ikki lo fissò senzascamponegli occhi, facendoglisi sopra, minaccioso sino alla soglia delfraintendibile. L’altro si fece più serio,facendosi indietro. “Che cosa proviper Shun?”
Hyoga ebbe uno scatto indietro con la testa,corrugando le sopracciglia. Ma arrossì. Dopodichénon ci fu un bel niente dadire, mentre il cavaliere della Fenice si ergeva in tutta la suastatura equello del Cigno si preparava alla sfuriata del secolo, conscio che lacosapeggiore, in tutto questo, era che c’era da aspettarselo. CheIkki lo capisseprima di Shun, perlomeno. Si prese la testa fra le mani, un rantolo disconforto, e si subì ogni insulto – una saporitagamma di variazioni sul tema“idiota” – ogni imprecazione ed ogniminaccia. Dall’inizio alla fine. Tuttoquanto.
“È Shun!” sbottò alla fine,esasperato e inimbarazzo. Che diamine, era pure sempre Ikki! “Gli vogliobene! Lo sai!”
“Seh. E a me? A me vuoi bene, Hyoga?”
Raramente il mondo aveva accolto note tantosardoniche nella voce di un uomo. Hyoga si spinse ancora piùindietro, sedutosul letto, borbottando cautamente  che sì, certo,in un certo qual modo, forse.A quel punto si beccò una sfuriata maggiore dellaprecedente: Phoenix non amavasentirsi preso in giro, né tantomeno ricevere dichiarazionida finocchio.
“Sai di cosa parlo, Cygnus!”
“È lo stesso, ti dico! Come puoidire…”
“Non sono idiota. Mbè? Hai perso la lingua, cosinodei ghiacci?”
Hyoga avvampò e si alzò in piedi, il cuore chegli martellava nelle orecchie, da adolescente che era: “Checosa vuoi sapere,Ikki? Che cosa provo per Shun? Beh, non è quello che provoper un fratello,nemmeno per un amico: se lo sai, smettila di tormentarmi!”
Un conto era saperlo, un altro dirlo ad altavoce.
Hyoga ci aveva messo coraggio, tanto percominciare.
Ikki da parte sua la prese più o meno bene.Come una martellata nello stomaco, grossomodo.
Contò fino a tre, poi fino a dieci. Poi decisedi accertarsi personalmente del livello di idiozia di Cygnus:
“Molto bene. E lui?”
“E…?” Assistette ad un cambio repentinodiespressione facciale. Grandi occhi azzurri sbattevano davanti alle suepalpebre, ogni piglio combattivo andato a farsi benedire: “E…lui? Non lo so…”
Il vulcano stava per eruttare tutta la suafuria.
Volò una sberla che prese Hyoga ruvidamente intesta, ma, contro ogni aspettativa, meno forte di quanto credeva. Unnormalescappellotto, mentre Phoenix più che ringhiare borbottava:“Te lo dico io,scemo. Anzi, non te lo dico nemmeno. Non te lo meriti. Ma ti avverto,Cygnus.”
Lo sovrastò un dito, minacciosamente teso inavanti.
“Spezzagli il cuore,
e io ti spezzo latesta.”
“M… ma smettila!” Adesso era veramenterossocome un peperone. Non voleva indagare oltre, gli sembrava che Ikki colsuoatteggiamento rivelasse già qualcosa a cui non volevapensare, a scanso di farsitroppe illusioni. Aveva già le idee confuse per conto suo, equesto per lui eraveramente troppo! Si innervosì: “E non capisco ilsenso di questo discorso!Non… intendevo fare niente di
strano,durante questa vacanza, e il fattoche tu sia venuto qui a farmi questo discorso mi irrita!” Efu così che se lofece sfuggire: “Insomma! È che se io venissi achiederti conto di che cosa faialla Sest-”
Se ne accorse in tempo e si morse la lingua. Sene accorse in tempo, ma non
abbastanza in tempo.
Ikki si era girato, ignorando quasi totalmenteil suo bel discorsetto, del tutto innocente: nella sua ottica, lui eravenuto adargli una mano, a quell’idiota di Cygnus. Stava anziraccogliendo un paio digrucce vuote, per farsi spazio sul letto. Ma a quel punto, lentamente,si girò:

“Scusa?”
“Niente.”
Aveva risposto troppo prontamente. Ingenuo.
“Hyoga. Vieni qui.”
A Hyoga era rimasta solo una cosa da fare, e lafece.
Aprì la porta dietro le sue spalle, e scappò.

 “MaestroCamus?”
“Dimmi, Hyoga.”
“Non c’è modo di passare per lascalinata senzaattraversare le Dodici Case?”
Camus sollevò le eleganti sopracciglia, mentrepasseggiava accanto all’allievo, che aveva Miloall’altro fianco. Un Miloparticolarmente di buonumore, che contribuiva a spandereserenità sulquadretto: “Dovresti saperlo bene, giovane saint!”
“Ah, certo. Mi chiedevo solo se…”
“Dal momento che sei in visita, facciamociannunciare!” rise, Scorpio, una mano a stringergliaffettuosamente la spalla.Era davvero contento che Hyoga avesse accettato l’invito diCamus di passare lìcon loro qualche giorno, durante quelle vacanze estive, e volevaadoperarsi perrenderglieli decisamente memorabili. Qualche giorno, prima dipartire perOkinawa, aveva considerato Hyoga. Considerato che la data delvolo suo e diShun era stata posticipata di una settimana, aveva tutto il tempo delmondo perandare a trovare i suoi maestri. E aveva accettato contento. Anche oralo era,e sorrise volentieri di rimando al cavaliere dello Scorpione; salvo poisbiancare, quando lo vide entrare a passo baldanzoso nel mistico atriodelSesto Tempio dello Zodiaco: “Virgo! Haiospiti!”
Oh, Athena, poté solo pensare. E nessuno,aTokyo, se avesse saputo, gli avrebbe dato torto.
Nessuno si sarebbe sentito tanto sicuro di volerconoscere il ragazzo di Ikki di Phoenix.

Primauna pantofola, dritta in faccia.
Così, perché Ikki era un tipo bene educato, ele scarpe se le toglieva, ad entrare in casa altrui.
Un attimo dopo era Ikki stesso a sovrastarlo,scuoterlo e ringhiargli nelle orecchie:
“E seanche fosse? Hai qualcosa dadire? EH?”
“E se… anche…niente!”riuscì a infilare Hyoga,prima di venire sbattuto al muro. E trovarsi la faccia di Ikki diPhoenix, nerocome la morte, a cinque centimetri di distanza, non eraun’esperienzapiacevole. Affatto.
“Cosa ne sai, tu?”
“Non sono idiota” sbottò, restituendoglicongli interessi la stoccata di prima. E gli scrollò anche viale manacce. “Senti,non è colpa mia se noto le cose. Non lo sapevo per certo!Però sento in chedirezione sparisci, di tanto in tanto. E ti conosco. EShun…” Distolse losguardo, sospirando, e si scrocchiò anche il collo, ora cheera libero. “Senti,non è che mi abbia detto niente. Però diventatutto rosso quando parla di te elui.”
Ikki fece un passo indietro, sonoramente, erimase immobile.
Il suo piccolo, dolce fratellino, che stavadifendendo.
Tradito dal suo candore.
“Hm.”
“Non fraintendermi. Se non ne vuoiparlare…”
“Bah, non c’è niente da dire.”
“Ci verrai a salutare, all’aeroporto?”
Toccò alla Fenice barcollare, e a mugugnare didoversene andare. Prima di tutto, partivano per il mare, non per latrincea.Non era il tipo da commoventi saluti al gate, sventolamento difazzolettinibianchi e altre baggianate del genere. In secondo luogo, quellaconversazionel’aveva già prosciugato di gran parte delle sueenergie. Nello sguardo con cuilasciò Hyoga alle sue valige, dopo pochi, sbrigativi saluti,si ripromise diriprendere il discorso dove l’aveva interrotto. Ma primaaveva bisogno diriordinare un po’ le idee, e magari anche di uncaffè.

Intendiamoci.Hyoga non pensava un bel niente, inmerito.
Hyoga neppure l’aveva attraversata, la Sesta Casa.
Hyoga, mentre Ikki si oscurava in un mondo diluce, era intrappolato in una bara di ghiaccio un piano piùin su, spedito indirettissima dall’allora Pontefice di Athena in persona, unviaggio che gliaveva risparmiato molte scale, una collezione di teste,un’ingloriosafiguraccia di Seiya, e un tour per le Sei Vie della Trasmigrazione. Chedettacosì sembrava una cosa carina, ma non ci avrebbe giurato,almeno a giudicaredalla fama che precedeva Virgo, che ora emergeva dall’ombradelle sue stanze rispondendoal richiamo di Milo.
Hyoga si tenne religiosamente in disparte, insecondo piano rispetto alle sue guide, limitandosi ad osservarediscretamentequella che per lui poteva benissimo essere una creatura mitologica. Cheper ilmomento chiacchierava normalmente:
 “Ospiti?”
“Ben due gold saint” sogghignava Milo, fiero e beneretto. “E niente meno che un guerriero divino.”
“Che magnifica notizia” li accolse il Buddha, laserenità incarnata. Non mise particolare enfasi nellaconstatazione, ma neppurescortesia. E voltò appena il capo verso i corridoi dellaCasa, i lunghissimicapelli biondi che gli scoprivano impercettibilmente il collo:“Ikki!”
Hyoga, a quel punto, cominciò a passarementalmente in rassegna sigle di cartoni animati.
Non trovò niente di meglio, in alternativa allaprospettiva dell’incontro che lo aspettava.
“Ma prego, entrate. Milo, Camus.”Incontrò losguardo azzurro di Shaka di Virgo mentre la regia stava trasmettendo Georgie.“E Hyoga di Cygnus, presumo.”
“È un onore, Cavaliere di Virgo.”
Per fortuna Cygnus era di Aquarius degno allievo,e nulla scalfì la sua espressione.

In capo a due minuti, erano tutti seduti suicuscini ad un tavolo basso, del tutto simile a quelli tradizionaligiapponesi:Shaka, impassibile, offriva infuso fresco di karkadè ai suoiospiti, Milo eCamus con lui scambiavano brevi, sintetiche chiacchiere e Hyoga eraancora inbalia delle sigle dei cartoni animati. Ikki si era fatto uncaffè, per sommadisperazione dell’inserviente a capo della servitùdella Sesta Casa, che nonriusciva mai a fare il suo lavoro, quando la Fenice era nei paraggi.Andava,veniva, puliva e si preparava le cose da solo, mandandola in crisi.L’avevalasciata mentre si sfogava ripulendo ossessivamente i fornelli dallepochemacchie che il santo di bronzo si era lasciato sfuggire nella sua operaimplacabile; il suddetto guerriero, per conto suo, sedeva di fronte aHyoga e afianco di Shaka con la sua tazzina fumante, e pareva perfettamentetranquillo.
“…e Aioria è tornato ieri.”
“Mh. Interessante.”
“Giusto, Hyoga. Non hai visto Aioria a Tokyo,negli scorsi giorni?”
Interpellato, il giovane saint di Athena spense l’audiosu La Rosa di Versailles e appoggiò ilbicchiere sul ripiano: “Oh, sì.Fino a pochi giorni fa. Seiya ne ha approfittato per allungare la suapermanenza a Villa Kido, con Shiryu e Shunrei. Ah, e naturalmente conShun.”
Ikki aguzzò le orecchie, ma non disse niente. Nonaveva ancora detto una parola, d’altro canto: si limitava afare presenza, comesuo solito.
“Ah, sì, me l’ha dettoAioria.” Milo sistiracchiava, perfettamente a suo agio nel gruppetto seduto a quellatavola –sebbene avesse sempre trovato balzana l’idea tutta orientaledi un tavolino conle gambe tanto corte. Ma si stava comodi, seduti sui cuscini, e lui neapprofittava per stirarsi come un gatto, soddisfatto: “Visiete divertiti?”
“Oh, sì. Il gruppo si è mezzoricomposto prima dipartire per le vacanze. Dato che rimangono tutti a casa piùdel previsto, ne hoapprofittato per passare a salutarvi.”
“Hai fatto solo bene.” Camus sorrideva,quietamente, seduto composto. Chi conosceva bene Aquarius potevacogliere lasfumatura d’affetto con cui gli si rivolse: “Ti hogià detto che puoi restareil tempo che vuoi.”
“Sì, maestro.”
Shaka sorseggiava infuso fresco, di fronte aquell’idilliaca scenetta.
Se non fosse stato il Buddha, lo si sarebbe potutodefinire annoiato.
Milo, che ben conosceva i suoi polli, si preparò aprovocarlo con un’uscita delle sue, nascondendo un ghigno nelsuo bicchiere.Shaka lo ignorava, ben conscio del suo proposito, e lui si divertiva amorte apensare a cos’avrebbe potuto escogitare per alterare ilcontegnodell’Illuminato. Hyoga, intanto, una volta libero dallacolonna sonora che gliera partita in testa, ricominciava a chiacchierare normalmente:
“Ah, Ikki!”
“Mh?”
“Tu hai deciso dove andare? In vacanza,intendo.”ì
Per Ikki il concetto di vacanza era abbastanzarelativo. Sollevò le sopracciglia, senza rispondere niente.Era uno di queitipi per cui “vacanza” non esiste, abituato adassociare il sole e il caldo piùagli allenamenti roventi della sua isola che ad ombrellini nei cocktailespiagge tropicali. Per evitare di intavolare un discorso del genere, silimitòad essere vago:
“Dipende. Non  ho ancora deciso.”
“Perché sai…”Contò fino a tre. Sorrise, volenteroso.Era deciso. Era lanciato. “Così. Il volo perOkinawa mio e di Shun, ricordi… èstato spostato di una settimana. Ecco, potremmo chiedere sec’è un altro posto,ora che la data non è più cosìprossima.”
Era un altruista cavaliere di Athena.
Il silenzio fu tanto forte da ronzare. Hyogasorrideva, ignaro. Shaka sorseggiava karkadè, senza un soloproblema al mondo.Camus, poco empatico in generale, si domandò ilperché di quell’interruzione.Milo qualcosa nasò, soprattutto perché Ikki sirabbuiò.
E si alzò in piedi, senza indugiare oltre.
Cupo come un temporale all’orizzonte.
“Hyoga. Vieni con me.”
“Eh? Ah. Sì.” Cygnus si alzò,preso incontropiede, saettando subito dopo gli occhi sui presenti:“Scusate.”
Uno sguardo di scusa al maestro, e a Milo, che liosservava attentamente, un cenno a Shaka, e seguìl’amico fuori, confuso. Ilsilenzio continuò a ronzare. Shaka poggiò conaria estremamente zen ilbicchiere sul ripiano, in un impercettibile rumore, e si sarebbe dettoche dalì a poco sarebbe arrivata una perla di saggezza che avrebberischiarato lasituazione come una lama di luce nel buio. Invece non arrivòun bel nulla.
“Jasmina. Abbiamo anche del tè freddo, incasa?”
“Sì, nobile Shaka!”
“Virgo” lo interpellò immediatamenteScorpio, mentrel’inserviente svolazzava via a prendere il tè.“Che cosa succede?”
“Eh?”
Camus continuava a non seguirli per niente.

Intanto, là fuori, Ikki prendeva Hyoga per ilbavero e lo spalmava tra sé e una colonna, continuando laserie di orribilicomportamenti equivoci che fanno di uno shonen manga terreno fertileper lunghitopic su forum yaoi. Hyoga gemette, una volta di più,sentendo il principio diuna depressione da record: se fosse stato libero di muoversi, ciavrebbesbattuto più volte la testa, contro quella maledettacolonna, chiedendosiperché, perché, perché, perchéfinisse ogni volta a quella maniera eperché, perché, perché, perchénon riuscisse mai a tenere la boccachiusa.
“Cygnus. Ripeti quello che hai detto.”
“Scusa” preventivò istantaneamente.
Ikki contò fino a diecimila, chiudendo gli occhi.Molto rapidamente.
“Ripeti. Quello. Che hai. Detto.”
Perlomeno, Ikki aveva il dono di farlo pentireimmediatamente delle boiate che di tanto in tanto riusciva a farsisfuggire.Per quanto raramente potesse accadere, non una volta che glielalasciassepassare. Questa volta, Hyoga si rese più o meno conto diquello che volessefargli capire, ma cercò comunque di giustificarsi:“Scusa. Davvero. Cercavosolo di essere gentile!”
Silenzio. Ikki sospirò. Se l’era aspettato. Ilvecchio, prevedibile Hyoga.
“Nel senso, a me farebbe piacere se tu venissi connoi. È una cosa che mi è venuta in mente, tuttoqui! Era una bella idea…”
Il vecchio, idiota Hyoga. Tardo come unatartaruga rincoglionita, altro che Cigno del Nord e balle varie.
“Anche a Shun farebbe piacere!” stava perdendoenergie, e gli fece quasi tenerezza quando finì perpigolare, confuso: “No?”
Ikki lasciò appena la presa sulle sue spalle, dopoavere assorbito e valutato per bene le parole dell’altro. Poisollevò il viso egli sorrise. Solo Athena poteva immaginare gliinsulti che stavano perscaricarsi su di lui, ed era bene che da brava signorina educata cheera sitappasse momentaneamente le orecchie.

Shaka di Virgo si limitò ad alzare le spalle,serafico.
“È leggermente iperprotettivonei confrontidi suo fratello.” Ottenuto il suo tè freddo,offertone anche agli altri duecavalieri d’oro, concluse la sua spiegazione: “Edato che fra quei due ragazzisembra esserci qualcosa, vuole tenere la situazione sottocontrollo.”
Prese un sorso della bevanda dolce, elogiandonementalmente la freschezza.
Shaka di Virgo, semplicemente, era quello cheaccoglieva il passo furibondo di Phoenix, di ritorno dal Giappone, ilqualearrovellandosi suoi propri problemi cominciava a camminare in tondo e asbottare in mezzi sfoghi e mezze confessioni, ringhiando, brontolando escaldandosi come una teiera sul fuoco. Tutto questo davanti agli occhidelBuddha, serenamente seduto nella posizione del Loto, che essendodisabituatoper natura agli adolescenti mortali si limitava a guardarlo dare inescandescenze e a non dire niente.
In tutto questo, nemmeno si immaginava delleproporzioni della sua rivelazione.
Camus e Milo lo guardarono come se con le suestesse mani egli avesse strappato il velo di Maya, che ottenebrava iloro sensicon la fallacità dell’illusione, e ora rivelavaloro il Reale. E tutto questobevendo tè freddo. Senza dubbio, Shaka di Virgo eral’uomo più vicino agli dèi.
“Ora scusate. Vado controllare che il sangue nonsporchi le mie scale.”

 

“Hyoga.”Là fuori, intanto, si consumava undramma. “A Shun farebbe piacere, se io venissi. A tefarebbe piacere.Anche a me. Forse. Non è questo ilpunto.”
Che fatica che si doveva fare. Ikki eraammirato, tuttavia, della calma che stava ancora mantenendo, purritrovandosi –uno come lui, che diamine, e parlando di suo fratello!Cygnus gli dovevaun favore – ad insegnare a quel cretino l’ABC.
“Sì, lo so, lo so! Scusa, sono un idiota. Macercavo solo di essere gentile!” rimarcò,energicamente, in tutta onestà. Fu ilcolpo di grazia per il cavaliere della Fenice, che, afferratolo dinuovo per lespalle, cominciò a scuoterlo violentemente contro quellastramaledettissimacolonna:
“Non devi essere gentile! DEVI SBRANARE CONFEROCIA CHIUNQUE TENTI DI METTERSI TRA DI VOI!”
“E… eh?” sillabò Hyoga,piantando una sonoracraniata.
“Cosa te l’ho affidato a fare, incapace!”ruggìl’altro.
“Ma quando mai me-”
“Niente. Ascolta. Non invitare gente. Staglivicino. Mi hai capito?”
“O… ok.” Hyoga arrossì,stavolta, nonostante labotta in testa. Aveva persino le lacrime agli occhi dal dolore, macominciavadavvero a capire che cosa Ikki stava cercando di digli. E,paradossalmente, gliera davvero, davvero grato.
“Bravo” sospirò quello, allentandofinalmente lapresa.
Certo che poi si disegnavano doujinshi su di loro,ad ogni modo. Bastava guardare la scena in muto.
Un po’ come stava facendo Shaka, decisamenteperplesso, dalla finestra alla quale si era avvicinato.
“Dentro, adesso!” berciò Ikki, facendostradaimperiosamente verso l’interno della Casa. Si sentivainternamente esausto.Affrontare un esercito per lui era roba da niente, ma dover ritrovarsia dareconsigli all’amico d’infanzia con una cotta per ilproprio fratello minore,beh, quello poteva davvero metterlo ko.
“Scusate.” Hyoga si risedette, la testa ancora unpo’ dolorante, ma senza trattenete un sorriso, di fronte aIkki. Shaka eraesattamente al suo posto di prima, Milo sorrideva ancora piùdi lui senza unapparente motivo, e il maestro sembrava immerso in una profondariflessione.
“Oh, di nulla” flautò il padrone dicasa, attirandol’attenzione per la maniera lenta e posata con cui sicalò su un fianco, comese si stesse accomodando su un triclinio.
Ci misero un po’ a capire che cos’aveva fattoShaka. Ikki in primis.
Hyoga però sentì distintamente la gambedell’Illuminato stendersi flessuosamente e posarsi conimplacabile precisionesu quelle del ragazzo che gli sedeva di fianco, senza curarsi dinasconderlo, eprecludendo così implacabilmente qualsiasi intrusioneesterna. Quando,incredulo, poi, vide posarsi nel suo sguardo quello eloquente di duecrudelissime lame azzurre, a monito, capì.
Capì che cosa il Buddha stesse facendo.
Sbranava con ferocia chiunque tentasse dimettersi fra di loro.
“Ve… Venerabile Shaka!”esclamò, senzatrattenersi, tirandosi quasi indietro per la sorpresa.“Venerabile Shaka,voi…!”
“Ahn?”
Grazie, Venerabile Shaka!”boccheggiòCygnus, osservandolo con autentica, profonda ammirazione, come se conle suestesse mani egli avesse strappato il velo di Maya, che ottenebrava isuoi sensicon la fallacità dell’illusione, e ora glirivelava il Reale. E tutto questoaccomodandosi al tavolo. Senza dubbio, Shaka di Virgo eral’uomo più vicinoagli dèi.
“Il… il Venerabile Shaka!” Hyoga sivoltò precipitosamenteverso Milo e Camus. “È davvero come sidice!”
“Sì!” confermò subito Milo,brillando della stessaluce.
Sembravano entrambi increduli, per due rivelazionidiverse.
“Possiede il potere di illuminare la mente!”
“Altroché!”
“E squarciare il velo di Maya!”
“È questo, Hyoga! Il Risveglio!”
Ma che cazz-?
Nessuno badò a Ikki, il quale non aveva capito niente.
Se ne stava basito con il suo caffè in mano,osservando un bronze e un gold saint comportarsi come due cretinirimbecilliti,mentre quell’altro si era bellamente appoggiato su di luicome su un trespolo,a scanso di affaticare le candide gambe, probabilmente.L’unico sano parevaessere rimasto Camus, che però proprio in quel momentopoggiò con un rumoresecco il bicchiere da cui stava bevendo, constatando, con aria pregnadisolennità: “Già.” E rivolselo sguardo all’orizzonte.
Ecco perché Hyoga di quel periodo era tantostrano, stava riflettendo.
Ne abbiamo perso un altro, si sconvolgevainvece Phoenix. Ma possibile che in difesa del Grande Tempio, che aquanto nesapeva lui era la base centrale di tutta la baracca, ci mettessero ipiùflippati? Ma li sceglievano apposta? Roba da non credere.Così, nell’elogiocomune di Shaka, che il Buddha non commentava ma si guardava bene dalmettere atacere, Ikki di Phoenix si finì il suo caffè ecominciò a pensare a dove andaredavvero, in vacanza.
Sicuramente in un posto molto, molto lontano dalì.




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