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LA REGINA DEI SERPENTI
-online dal o3/06/o9-




Aggiornamenti:
19/07/10
Cambio di grafica per GOLD INSANITYInoltre, ben due nuovi video ed è aperta per voi anche la sezione FANART.
Senza contare che è online la quinta puntata di RADIO SANCTUARY
, la radio online dei Gold Saint. Cogliamo l'occasione di dirvi che è partito il progetto LA REGINA DEI SERPENTI: non lasciateci soli! Notizie più approfondite QUI
Ore wa! Athena no Sainto da!







Volete forse lasciare il Santuario senza salutarne i Custodi? Scriveteci!




 
Autore:Camusdi Aquarius
Genere:Romantico
PersonaggiPrincipali:Andromeda Shun, Cygnus Hyoga
Rating: G
Avvertimenti:
 OneShot,ShonenAi
Inproposito: Strappandola carta come se strappasse un velo sulla parte piùintima di sé stesso, gli occhi azzurri innaturalmente fermi,pensò cheera questo il modo, che se solo avesse potuto avrebbe parlato persempre così. Aveva scelto i fiori perché essiparlavano chiaro, e senzaun suono.
Per augurare buon compleanno a Shun, Hyogasceglie i fiori. E, per la prima volta, anche le parole.Disclaimer: Hyoga e Shun appartengono aKurumada. La poesia appartiene a Verlaine.
Cose:

HANAKOTOBA:Linguaggio dei fiori (eccolo qui)
- AISHITERU: “Ti amo”. E chealtro mai poteva essere. <3
AuguriShun. Chissà come la prenderà. Quella stanzasarà diventata un vivaio.
Per la poesiacomplimentatevi con Paul Verlaine. Non èstrettamente legata alla storiané vuole riprenderne i temi, ma ho pensato subito a lei comesottofondo ad unaHyoga/Shun, trattando in maniera così hyoghescamentestruggente dell’amore nondetto e sospeso. Aw, Verlaine è il mio preferito. ;_;

Dedicato a chi attendeva unaHyoga/Shun e a chiunque è riuscito a sopravvivere allamelensaggine del tutto.E ai miei soliti partners in crime, sottolineandoche questa è la mia rispostaalle angherie che deve subireCygnus in play.Spero che ve la siate sciroppata tutta. Vi vogliobene, anche seapparentemente sembra un tentativo di omicidio tramite glucosio. Allaprossima.

Hanakotoba
Il linguaggio dei fiori.

Si era alzatoaccuratamente mentre lui dormiva, con nessunaltro rumore che lo sciabordio delle onde, da lontano, e il suo respirodolceed alternato sulle coperte. Avrebbe dovuto fare più o menoin fretta, perchéShun era solito svegliarsi quasi sempre quando avvertiva il sonnoaltruiinterrompersi; ma dalla parte di Hyoga c’era il silenzio e ladecisione deimovimenti.

 

Parlavamo, ieri, delpiù e del meno:

i miei occhiandavano cercando i vostri;

e il vostro sguardocercava il mio,

mentre il discorsocontinuava a svolgersi.

 

Dieci minuti soltantosarebbero bastati per svolgere conmani delicate la carta che, come un velo, se squarciata brano a branoavrebberivelato un messaggio. Hyoga lo fece piano, con un rumore quasi dolce,gliocchi fissi su quella piccola nascita come se si fosse dimenticato delresto. Unfiore dopo l’altro, sbocciavano dal loro involucro come sefossero destinati acrescere sino a ricoprirlo, e quando finalmente emersero, splendenti,era unmazzo talmente grande che per prenderlo lo si sarebbe dovutoabbracciare.Rimase muto a guardarli. Fermò le dita. Fermò ipensieri. Chiuse gli occhi.
A Hyoga erano sempre piaciuti i fiori.
Le sue mani si erano fatte abili, nel maneggiarli, negli anni.
Nell’acqua gelida, sparsi sul ghiaccio. Fiore dopo fiore,petalo dopo petalo.
Tanto i suoi occhi erano pieni di fiori che, con il tempo, avevaimparato asceglierli con cura per comporre dei messaggi silenziosi. Puri,minuscoli,magniloquenti. Strappando la carta come se strappasse un velo sullaparte piùintima di sé stesso, gli occhi azzurri innaturalmente fermi,pensò che eraquesto il modo, che se solo avesse potuto avrebbe parlato per semprecosì.Aveva scelto i fiori perché essi parlavano chiaro, e senzaun suono.

 

Sotto il peso banaledi frasi calcolate

l'amore mio erravadietro i vostri pensieri,

e quando parlavate,distratto ad arte,

Prestavo ascolto alvostro segreto:

poichè lavoce, comegli occhi di quella

che ti fa seren etriste, svela,

malgrado ogni sforzotriste e allegro

e mette in pienaluce il mistero dell'anima.

 

Aveva scelto quattromessaggeri per quello che quel giornovoleva dire. Quattro eleganti messaggeri intrecciati in quattro colorisoavi,distinti in un mazzo talmente grande da poterti sopraffare edaddormentare nelsuo profumo.  Quattro messaggeri per quattro semplici sillabe:un messaggioinvero importante, se aveva deciso di suddividere cosìsolennemente il carico. Sorrise,prima di carezzare lentamente con il pollice, gli occhi chiusi, ilpennello chereggeva fra le dita. Ad intingerlo nell’inchiostro avrebbeaspettato qualcheminuto. Poi avrebbe mosso le dita per squarciare un nuovo velo, moltopiùimportante, molto più nascosto, per affidare, per una volta,i suoi sentimentialle parole. Quattro ideogrammi, quattro messaggeri.

Ai.

Aveva sceltol’azalea dai petali fragili ma di un rosa dolce,da accarezzare ed avvolgere gli occhi.
L’azalea era: la modestia. La timidabellezza. La virtù. Il germoglionascosto e raggiante.

Shi.

Aveva scelto lagardenia, dai petali bianchi cadenti comemantelli, da raccogliere ogni lacrima.
La gardenia era: l’amore segreto. Quelloche aspettava ed aveva aspettato,discreto come la neve.

Te.

Aveva scelto lamargherita, forte e raggiante assieme amille sorelle.
La margherita era: la fede. Incrollabile e certa,sveglia ed orgogliosa,ed assieme tanto pura.

Ru.

Aveva scelto il non tiscordar di me, il più piccolo, il piùfiorente, blu come il cielo, come vividi punti sperduti.
Il non ti scordar di me era: l’amore vero.Talmente assoluto da vibrarein quel blu così muto come occhi spalancati.

Ieri perciòsonopartito totalmente ebbro:

è unasperanza vanache il mio cuore carezza,

una vana speranza,falsa o dolce compagna?

 

Dovette affrettarsi aprendere in mano il foglio dipinto difresco, che Shun non avrebbe tardato a svegliarsi, e lo sapeva. Sentivagià ilsuo respiro farsi meno pesante, qualche movimento impercettibilegiungerglialle orecchie. Soffiò senza fretta, però, per nonrovinare quelle quattrosillabe tanto preziose. Quando fu certo che l’inchiostro siera asciugato,senza perderlo di vista, in quel rituale sciocco e tanto importante,piegò ilbiglietto. Due volte. Se lo appoggiò alla fronte, per unmomento ancora,sorridendo di sé stesso. Poi lo affidò ai fiori,che ora riempivano la stanzadal loro angolo colorato. Se avesse potuto, Hyoga avrebbe parlato persemprecosì, come loro, lasciando i suoi messaggi tanto grandisenza un suono.
Rinfilandosi nel suo futon, un vago sorriso in volto, si rese conto cheallo stessotempo non poteva fare a meno delle parole: un augurio di buoncompleanno, equattro sillabe affidate ai fiori erano quello che attendeva Shun alrisveglio.E chissà quali attendevano lui.

 

Oh! Non puòesserevero? Non è vero che no?

 

 




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