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LA REGINA DEI SERPENTI
-online dal o3/06/o9-




Aggiornamenti:
19/07/10
Cambio di grafica per GOLD INSANITYInoltre, ben due nuovi video ed è aperta per voi anche la sezione FANART.
Senza contare che è online la quinta puntata di RADIO SANCTUARY
, la radio online dei Gold Saint. Cogliamo l'occasione di dirvi che è partito il progetto LA REGINA DEI SERPENTI: non lasciateci soli! Notizie più approfondite QUI
Ore wa! Athena no Sainto da!







Volete forse lasciare il Santuario senza salutarne i Custodi? Scriveteci!




 
Autore: Milo di Scorpio 
Genere: Commedia
Personaggio Principale: DeathMask di Cancer
Altri personaggi: Shiruy il Dragone, Doko di Libra, Mu di Aries, Shun Rei, gatto. 
Rating: G
Avvertimenti: One Shot
In proposito: DeathMask, si dice, è il Gold Saint più malvagio del Santuario. Di tutta Atene. Di tutto il mondo. Ne è sicuro lui, ne sono sicuri gli altri. E probabilmente è anche vero. ...forse, però, no.
Disclaimer: I personaggi naturalmente non mi appartengono e sono di masami Kurumada. Ciononostante io glieli invidio moltissimo.
Cose: …comincio a prenderci una familiarità strana con DeathMask. Basta dire “Shiryu il Dragone” e parte da solo. Chissà come mai.

“Prendi il calcio del Drago!”  tuonò Shiryu, e si scagliò con un piede contro DeathMask.
Il Gold Saint di Cancer sollevò un dito.
Un dito e basta.

Sollevò un dito e Shiryu, con somma sorpresa, ci si trovò in bilico, a quasi due metri dal suolo.
“Dicevi, marmocchio?” ghignò.
Quando il Sacerdote di Atene gli aveva ordinato di andare in Cina ad ammazzare lo Sfigato della Bilancia, traditore del Santuario, DeathMask aveva stimato mentalmente tutta la situazione come una vera e propria seccatura, che un Gold Saint resta un Gold Saint anche se a guardarlo sembra una prugna secca: sarebbe stata una giornata lunga e mostruosamente noiosa.
Non sapeva che si sarebbe trovato sulla strada Shiryu il Dragone, che dello Sfigato della Bilancia era l’allievo. Quando gli si parò davanti, DeathMask si rese  conto di essere stato precipitoso a valutare: si rese conto che si sarebbe divertito moltissimo.
Tanto per cominciare Shiryu il Dragone era un Bronze Saint.
Poi aveva un armatura verde.

E la sua armatura verde aveva un elmo con la faccia di un drago e due enormi baffi gialli. C’era mancato poco che non si piegasse in due dalle risate, lì sulla grande roccia in bilico sullo specchio d’acqua naturale, e cadesse in quella cavolo di cascata, da solo.
Si liberò di Shiryu con noncuranza e lo spedì di sotto, nelle acque di Goro Ho. Andava bene divertirsi, ma aveva preso un impegno.
“Allora, Libra. Siamo pronti?” preparò il colpo con l’aria di un meccanico che lucida la chiave inglese. Libra non fece una piega, rimase lì seduto sulla sua roccia, ad occhi chiusi. Che il nonnetto fosse già morto da solo? La vecchiaia è una roba brutta…
“…Libra?”
Niente.
“Bada che se mi ha fatto venire qui per niente vado a ribeccare il tuo allievo a costo di dragare tutto il fiume e lo rullo come un tamburo.” Minacciò.
Non ne ebbe bisogno. Shiryu il Dragone, inaspettatamente, scelse proprio quell’istante per schizzare fuori dall’acqua, bruciando il Cosmo che neanche una vecchia locomotiva, e gli si scagliò contro, di nuovo.
“Shiryu!” esclamò Libra. Non era morta, la prugna secca. Meglio così.
“Shiryu!” pigolò la Morosa del Dragone.
“Shiryu! E che cavolo! Sei ancora qui?!”
Shiryu era ancora lì, e tanto per sottolineare la cosa, plasmò il suo colpo più potente: “Rozan Shyoryu Ha!” che travolse DeathMask in pieno.
Sbalordendolo.
E mandandolo su tutte le furie.
“Shiryu. Questa non me la dovevi fare.” La collera si irradiò dal suo corpo, accendendo il potere del suo cosmo e Doko di Libra spalancò gli occhi, davvero in ansia per la sorte dell’allievo. “Guarda come te lo spedisco nello Sekishiki, Libra!”
“Aspetta, DeathMask. Lascia andare il ragazzo.”
“E adesso chi cavolo è?!” Cancer si girò, indispettito.
La cascata continuò a rombare, alle sue spalle, serena da migliaia di anni. Doko, che a guardarlo poteva avere la stessa età, era altrettanto impassibile. DeathMask di Cancer sgranò gli occhi quando mise a fuoco il nuovo arrivato: qualcuno che, palesemente, non avrebbe dovuto essere lì.
“Cosa ci fai qui, Mu?”
Mu sorrise, insopportabile. “Mu di Aries”, sottolineò.
“Sì, sì, di Aries, di Aries” DeathMask mollò Shiryu, spingendolo qualche metro più in là e si mosse in modo da fronteggiarli tutti e tre: Gold Saint di Aries, Sfigato di Libra e allievo.
“Sembra che sia arrivato il momento della battaglia tra il Sacerdote del Santuario e la Dea” Mu di Aries avanzò, senza perderlo d’occhio e gli si piazzò davanti con quella sua faccia innocente. “Vuoi che diamo inizio allo scontro, DeathMask?”
Lo stava provocando.
Maledetta pecora tibetana.
Cancer guardò Mu. Poi Doko. In mezzo c’era Shiryu il Dragone, ma non lo calcolò minimamente. Spostò, infine, ancora lo sguardo su Mu.
“Non dire sciocchezze. Non sono mica così deficiente da combattere contro due Gold Saint contemporaneamente. Vi saluto.”
E si girò, deciso ad un’uscita trionfale.
“Aspetta, DeathMask! La nostra battaglia non è ancora terminata.”
“La nostra battaglia?” sfinito, Cancer si girò a guardare il moccioso di bronzo. Gli aveva rovinato l’uscita. Si poteva essere tanto inopportuni? Avrebbe dovuto inventarsi qualcos’altro, accidenti a lui. “Guarda che tu dovresti ringraziarmi per averti risparmiato la vita!”
Quasi inconsciamente si rese conto della cascata. La cascata era perfetta per un’uscita teatrale e d’impatto. Avrebbe potuto incamminarsi verso la superficie scrosciante dell’acqua e, una volta raggiunta, avrebbe bruciato il cosmo per teletrasportarsi altrove, dando l’impressione di esserne stato inghiottito.
Mu credeva di essere l’unico in grado do fare quei giochetti?
Era perfetto. Così, dunque, fece.
“Shiryu, se desideri abbandonare la vita vieni pure al Santuario.” Un uscita in grande stile pretende una battuta in grande stile “Altrimenti aspettami e preparati alla morte.”
Scomparve nella cascata, o così sembrò agli astanti che facesse.
“La tua malvagità è senza pari, DeathMask” furono le ultime parole di Mu che gli arrivarono alle orecchie e lui rispose con una sonora risata.
Beh, era vero.

 
I suoi passi risuonarono chiari e distinti nella Quarta Casa e i bagliori aurei della sua armatura erano l’unica luce nella lugubre tenebra dell’ambiente più interno.
Attraversò il pronahos, ammirando tra le colonne i volti deformati alle pareti, trofeo e testimonianza della propria superiorità sul nemico.
Ammirando quei volti defunti, il numero degli avversari uccisi, si sentì invadere da un senso di calore e di potere.
Loro erano morti. Lui no. Lui era vivo.
Quale segno tangibile del suo potere esisteva, più di questo?
Giunse fino all’ingresso, uscendo nel sole di Atene e si chinò sul primo gradino della scalinata bianca.
Appoggiò il cartone del latte dopo averne rovesciato un po’ in una delle due ciotole di plastica rossa.
Il gatto lo aveva visto arrivare ed era sceso, fulmineo, passandosi sui baffi la lingua rosa e ruvida. Gli si strusciò contro le dorate caviglie e si acquattò a lappare con decisione.
Si, certo, forse c’era anche qualche innocente tra le facce degli sfigati alle pareti, e allora? Il Cavaliere di Cancer si abbassò ad accarezzare il pelo dell’animale, setoso.
La tua malvagità è senza pari, DeathMask, aveva detto Mu. DeathMask si inorgoglì ancora per quel complimento inaspettato. Il gatto tornò a strusciarglisi alle caviglie con un delizioso mormorio di fusa.
“Sì, sì,” si rialzò Cancer, riemergendo da quelle appaganti considerazioni, e lo grattò dietro l’orecchio “adesso cambiamo la lettiera, sì.”




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